la terra dell'abbastanza

Pubblicato il 25 giugno 2018

“La terra dell’abbastanza” di Damiano e Fabio D’Innocenzo

La terra dell’abbastanza dei fratelli D’Innocenzo è un film che merita di essere visto.

Questa terra è la nostra? Sicuramente sì. E ospita la narrazione di due vite giovani, immerse in scelte sbagliate ed effetti ancora peggiori.

Mirko e Manolo, amici o meglio fratelli, condividono tutto e non si separano mai. Un incidente sconvolge le loro vite. Tormentati dal pensiero cercano di andare avanti. Fino a quando cadono nella facile illusione dell’emancipazione dal tipo di vita che hanno sempre conosciuto. E cominciano a commettere una serie di atti poco ortodossi con cui non riescono a convivere.

Damiano e Fabio D’Innocenzo, registi al loro debutto, hanno saputo rendere benissimo l’atmosfera in cui gli eventi si svolgono, un ambiente cupo in cui regna una latente rassegnazione. Mirko e Manolo, Matteo Olivetti e Andrea Capenzano, molto credibili nei loro ruoli, conservano quell’istinto di ribellione che li porta a progettare un futuro, ad andare a scuola, a non arrendersi a una vita dominata dall’“abbastanza”.

Allo stesso tempo sono fragili, sono vittime del tutto e subito, non riescono a resistere alla tentazione dei soldi facili. Che poi scopriranno non essere così facili perché quei soldi sono figli di mostri che dilanieranno la loro esistenza.

Il film è ambientato in una Roma tetra e diroccata, fisicamente e mentalmente, in cui luci inaspettate si irradiano nel cielo dell’alba. E una strana luce proviene dagli occhi dei personaggi, intensi e ripresi così da vicino che sembra di entrarci dentro, perfettamente a loro agio su visi tanto forti ed espressivi che rendono quasi superflue le parole.

Questo film è un romanzo psicologico a forte tasso di immedesimazione; l’opinione di un adulto, che dovrebbe essere la fonte di saggezza, si scontra con la fragilità di un ragazzo che sa cosa è giusto fare ma non ha la forza di far prevalere ciò che pensa.

Da qui si innescano tutti i meccanismi mentali che permettono ai due ragazzi di cambiare totalmente vita.

La terra dell’abbastanza è un film che ferisce, ed è impossibile esimersi dal domandarsi cosa ha causato quelle ferite. Per tutti noi c’è un abbastanza da oltrepassare, un meglio a cui ambire, una ricerca da svolgere. Il vero problema, i più ottimisti direbbero la vera opportunità, è che l’abbastanza si sposta con noi, e passeremo la vita a cercare di superarlo.

Ed è semplicemente legittimo chiedersi se fermarsi è reato, se la nostra coscienza ce lo permetterà.

La redazione consiglia questo film perché vederlo illumina una parte di mondo (e di animo umano) che tutti sappiamo esistere ma che pochi hanno la forza di indagare.

 

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Camilla Cavallucci

Ho una passione per tutto ciò che riguarda la comunicazione, dalla pubblicità al giornalismo. Amo viaggiare e in particolare modo visitare le grandi città, adoro il mare e tornare a Francavilla. Adoro D’Annunzio, il suo manierismo e il suo egocentrismo.

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