freccia rom salvini

Pubblicato il 20 giugno 2018

E dopo gli immigrati è la volta dei rom. Chi sarà il prossimo nemico?

Ci risiamo. E’ passata solo una settimana da quando abbiamo dedicato un editoriale al problema dell’accoglienza dei migranti, stigmatizzando l’atteggiamento del ministro dell’Interno Matteo Salvini (leggi l’articolo), ed eccoci nuovamente qui a commentare una nuova presa di posizione dai toni decisamente razzisti e xenofobi dell’esponente della Lega.

Parliamo, ovviamente, della questione rom e della proposta di fare un “censimento” per schedare tutti i componenti della minoranza romanì. Un’iniziativa che già semplicemente detta così basterebbe da sola a far tornare alla memoria le leggi razziali, il dramma dell’olocausto, il folle disegno della pulizia etnica. Come se non bastasse, però, Salvini è andato oltre, dichiarando che, all’esito del censimento, “purtroppo gli italiani ce li dovremo tenere”. Non è bastato neanche il tentativo diplomatico del Movimento 5 Stelle a far ravvedere Salvini che si è detto pronto a cercare sul dizionario un sinonimo di censimento.

Inevitabilmente, le parole del ministro hanno suscitato le reazioni più disparate da parte del mondo politico, dell’opinione pubblica e del mondo dell’associazionismo e dell’attivismo sia rom che non. C’è chi è a favore, chi assolutamente contrario e chi ritiene che sia inutile commentare ogni singola esternazione razzista o xenofoba di chi ha fatto di questi temi la sua bandiera. Onestamente non sono d’accordo. Credo che se da un lato sia giusto evitare di dare troppa enfasi ai razzisti, dall’altro però non si possa fare a meno di prendere posizioni e di far sentire la propria voce quando queste esternazioni arrivano da chi è a capo del nostro Paese e può mettere in pratica ciò che sostiene.

Sappiamo perfettamente – ed è inutile nascondercelo – che l’integrazione delle comunità romanes in molti contesti è ancora un’utopia. Così come sappiamo che sono diverse le mele marce all’interno di questa minoranza. Ma questo non giustifica e non legittima iniziative volte a schedare dei cittadini italiani – perché ricordiamoci sempre che stiamo parlando di regolari cittadini italiani – solo sulla base della loro etnia.

Mi torna in mente il discorso fatto appena due settimane fa dalla senatrice a vita Liliana Segre che probabilmente non è stato ascoltato con attenzione dal ministro Salvini, e credo che concludere questo editoriale con quel testo sia la migliore presa di posizione che in questo momento possiamo fare.

Il direttore

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano.  A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.           

Liliana Segre

Vignetta di copertina: Freccia.

  

 

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Antonella Luccitti

Giornalista e direttore responsabile del portale "Felicità Pubblica". Amo la scrittura, il cinema e i viaggi.

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