San Giovanni dell'Origlione

Pubblicato il 18 giugno 2018

San Giovanni dell’Origlione riapre le porte anche grazie al lavoro di due migranti

La Chiesa di San Giovanni dell’Origlione di Palermo, dopo molti anni in cui era rimasta chiusa, torna ad aprire le sue porte a tutti grazie a un progetto di ristrutturazione ormai completato che ha visto, peraltro, la collaborazione di due migranti del Senegal ospiti di uno Sprar Camara Hamidou e Cissoko Tamba.

I due ragazzi erano stati inseriti in un progetto di orientamento formativo ed oltre a lavorare sodo per salvare la Chiesa di San Giovanni dell’Origlione si sono integrati perfettamente con il resto della squadra. Hanno voluto esprimere la propria gratitudine attraverso un bel discorso di ringraziamento nei confronti del nostro Paese e di coloro che hanno reso possibile la loro integrazione sociale e lavorativa. Inoltre, hanno espresso commozione per l’opportunità data loro di proseguire gli studi.

La cerimonia di apertura si è tenuta recentemente e ha visto la partecipazione del prefetto De Miro e del sindaco Orlando. Si tratta di un progetto pilota di arte, cultura e integrazione culminato con IN…CANTO, un evento musicale che ha coinvolto 25 ragazzi.

«Oggi – ha dichiarato il prefetto Antonella De Miro – inauguriamo la riapertura al pubblico dell’importante chiesa del ‘600 San Giovanni dell’Origlione di proprietà del Fondo Edifici Culto (F.E.C.) del Ministero dell’Interno. Questo evento ha un sapore speciale, perché è il frutto di una caparbia volontà di lavorare insieme ad un progetto: F.E.C., prefettura di Palermo, Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione ed Arcidiocesi. Ma non solo istituzioni pubbliche ed ecclesiastiche, ma anche la società civile con l’associazione Italia Nostra ha raccolto i fondi per i primi interventi di restauro dell’affresco “Il trionfo di Davide” attribuito a Pietro Novelli. Un esempio di cura e valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico appartenente ad un territorio ed alla sua comunità».

«Poi – ha proseguito il prefetto – siamo andati oltre. Abbiamo realizzato un progetto pilota di possibile integrazione. Con lo strumento del project work, infatti, due giovani cittadini senegalesi, ammessi alla protezione umanitaria, sono stati inseriti tra le maestranze che hanno realizzato il progetto di restauro, partecipando così ad un percorso di formazione».

Massima soddisfazione anche da parte del sindaco Leoluca Orlando che ci ha tenuto a precisare: «Si tratta senz’altro una bella pagina di collaborazione che dimostra una prospettiva di crescita sociale, oltre che di integrazione a conferma del sistema di accoglienza della città di Palermo».

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