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Da immigrata a imprenditrice dell’anno: la storia di Marie Terese

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Questa è la storia di Marie Terese Mukamitsindo, arrivata in Italia nel 1996 senza nient’altro che i propri figli, senza nulla nel bagaglio se non la grande disperazione da cui fuggiva e, al tempo stesso, tanto coraggio e positività.

Fuggiva dagli orrori del proprio Paese, il Ruanda, insanguinato dalla guerra civile tra Hutu e Tutsi, per raggiungere un posto migliore, dove non toccasse ogni giorno tremare sotto il rumore delle bombe. Per questo ha attraversato un intero continente e una volta arrivata in Italia ha dormito per mesi insieme ai suoi figli in un container umido, freddo e mai baciato dalla luce del sole. Per tanti anni Marie Terese Mukamitsindo ha vissuto come un’invisibile. Senza permesso di soggiorno, senza alcun documento che attestasse la sua esistenza, un giorno riceve il foglio di via. È un momento drammatico che Marie Terese ricorda così: «Oggi la gente è impaurita, impoverita, ostile ai migranti. Un tempo era più accogliente. Quando mi è arrivato quel foglio di via ero a Sezze, in provincia di Latina. Molti cittadini, che avevano imparato a conoscermi, proposero di fare una sottoscrizione e andare in questura per farmi avere i documenti».

Marie Terese non maledice il nostro Paese, forse troppo stanca dell’odio che ha visto mietere vittime in Ruanda, piuttosto reagisce. Non si arrende. Nel 1998 riesce ad ottenere l’asilo e da quel momento in poi la sua è una vera e propria scalata verso il successo. Comincia a lavorare come badante mentre nel frattempo è alle prese con la burocrazia italiana per farsi riconoscere la sua laurea di assistente sociale. Ci riesce e si iscrive all’albo.

Nel 2001 la prima grande soddisfazione: realizza un progetto di accoglienza per donne sole con bambini. Tre anni dopo – insieme al supporto dell’Unchr e della Comunità Europea – apre a Sezze la cooperativa Karibu che offre agli immigrati accoglienza e opportunità di lavoro. L’anno successivo Marie Terese diventa italiana e oggi racconta: «Oggi tutti i miei figli sono italiani e sarebbe giusto che chiunque nasca e cresca qui lo sia, per questo quella dello ius soli era una riforma necessaria».

Oggi questa donna di grande coraggio è una vera e propria risorsa per l’Italia: dà lavoro a 159 persone tra mediatori culturali, psicologi e assistenti sociali e di questi 147 sono italiani. Per il suo grande impegno e per il successo ottenuto, ha vinto il MoneyGram Award come imprenditrice immigrata dell’anno.

La cooperativa di Marie Terese tra case per minori e centri Sprar ospita oltre 800 migranti, con laboratori di lingua, corsi di cucina e di cucito, perché, dice, «l’assistenzialismo senza educazione è inutile».

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