depressione post partum

Pubblicato il 12 giugno 2018

Depressione post partum: è online il sito che aiuta le neomamme

Nel nostro Paese una mamma su dieci si ammala di depressione post partum durante i primi tre mesi della nascita del figlio. Statisticamente a soffrirne è il 15% e, in pratica, tra le 50.000 e le 100.000 donne all’anno. Tuttavia, solo la metà chiede aiuto. Proprio per questa ragione, Onda, Osservatorio nazionale per la salute della donna e di genere, ha lanciato una campagna di aiuto e sensibilizzazione dal nome “Un sorriso per le mamme”.

A partire da un sito internet, www.depressionepostpartum.it, sarà possibile reperire ogni genere di informazione utile e, soprattutto, accedere al servizio “L’esperto risponde” tramite cui si accederà al sostegno di uno specialista.

Rossana Riolo, presidente di Kaios Donna, , l’associazione che si occupa di assistenza socio sanitaria, della tutela e della promozione del supporto psico-sanitario alla donna in tutte le fasi della vita, ha osservato: «Nell’immaginario comune si dà per scontato che una neomamma sia felice in ogni istante: si tratta di un falso mito. La depressione post partum è un problema di salute pubblica di notevole importanza, ma spesso sminuita o sottovalutata dalle donne, dalle famiglie e dalla società. Come associazione crediamo che una giusta attività di formazione e informazione sia fondamentale per combattere lo stigma ma anche per intercettare eventuali condizioni di disagio e fornire gli strumenti conoscitivi per gestirle».

E infatti sono tante le donne che non si percepiscono all’altezza della situazione, che mostrano una tristezza immotivata, irritabilità e un equilibrio non più stabile. L’Università di Yale ha recentemente condotto uno studio sulla depressione post partum svelando come il 37% delle madri avesse timore di fare male al bambino, il 20% si sentisse stressata e 39% avesse pensieri superstiziosi.

Di solito, le problematiche che possono dar vita a una depressione vera e propria si evidenziano durante l’ottavo mese di gravidanza per poi attenuarsi quando il bambino compie tre mesi. L’aspetto più deleterio di questa situazione è senz’altro il forte senso di colpa e quello di vergogna che affligge le neomamme. Però non bisogna dimenticare che, in questi casi come in altri, è possibile e anzi necessario chiedere aiuto.

Sottovalutare il problema è qualcosa da evitarsi nella maniera più assoluta. Tanto più che, stando a un recentissimo studio pubblicato su Jama, i figli le cui madri hanno sofferto di depressione hanno un rischio quattro volte maggiore rispetto ai propri coetanei di sviluppare un disturbo del comportamento e sette volte in più di contrarre depressione.

I fattori colpevoli della depressione post partum possono esseri molteplici e risalire anche a traumi subiti durante l’infanzia, esattamente come spiega la dottoressa Nicoletta Giacchetti, psichiatra del Policlinico Umberto I di Roma: «Se la donna non ha avuto un rapporto lineare con la madre, nel momento della maternità potrà avere problemi. Curare queste donne può essere complesso anche perché quando sono in gravidanza non possono prendere farmaci. E poi c’è un’altra questione centrale: noi psichiatri curiamo la mamma, ma chi pensa al bambino? Per lui la relazione con la madre è fondamentale. Nei primi mesi di vita il piccolo deve costruire un rapporto di fiducia con il genitore. Se la mamma è assente o depressa il piccolo si deprime a sua volta oppure cercherà attenzione altrove. E con ogni probabilità avrà difficoltà a costruire una corretta immagine di sé. Da grande potrà avere problemi, sviluppare un disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’Adhd».

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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