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Unicef denuncia: bambini ignorati nei Paesi teatro di guerre

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Henrietta Fore, direttore esecutivo dell’Unicef, racconta come nei Paesi in guerra o in difficoltà i bambini vengano ignorati o vi sia comunque un disinteresse totale verso di loro.

Proprio Fore è appena rientrata da una missione in Mali, dove si era recata insieme ad Antonio Guterres – il segretario generale delle Nazioni Unite – ed ha rilevato che, in quel Paese, sono oltre 850.000 i bambini sotto i 5 anni a rischio malnutrizione di cui circa un terzo sono talmente gravi da essere esposti a rischio di morte imminente.

Inoltre il direttore Unicef spiega che il Mali è solo uno dei tanti, troppi Paesi nel mondo in cui i bambini soffrono enormemente a causa di guerre, facendo seguito al suo report di qualche settimana di cui avevamo dato notizia qui.  Da allora i numeri sono ancora peggiorati dal momento che lo Yemen detiene il triste primato di 11,3 milioni di bambini che hanno bisogno immediato di assistenza umanitaria, seguito dalla Siria con 8 milioni e dalla Repubblica Democratica del Congo con 7,9 milioni.

Conferma Fore inoltre che spesso i sistemi idrici vengono danneggiati, impedendo l’accesso all’acqua potabile a migliaia di persone e che l’Oms, nel 2017, ha registrato ben 322 attacchi diretti a medici e sistemi sanitari di soccorso, provocando 242 vittime tra personale medico e pazienti.

Esprime anche serie preoccupazioni per l’Afghanistan in cui, per la prima volta dal 2002, è aumentato il numero di bambini fuori dal sistema scolastico che ha raggiunto quota 3,7 milioni.

Per quanto riguarda la Repubblica Democratica del Congo, informa che le violenze etniche hanno ripreso vigore e sono stati reclutati migliaia di bambini soldato e in più è in corso l’epidemia di Ebola di cui avevamo dato notizia qui.

Segnala inoltre che Unicef ha bisogno di fondi ma soprattutto c’è bisogno di pace e spiega anche con alcuni esempi gli interventi Unicef per assistere i bambini:

  • A Cox’s Bazar (Bangladesh), abbiamo effettuato vaccinazioni per difterite per oltre 400.000 bambini e fornito assistenza psicosociale per 140.000 bambini Rohingya rifugiati;
  • nel Sud Sudan, abbiamo organizzato vaccinazioni contro il morbillo per 460.000 bambini e ottenuto il rilascio di oltre 800 minori in armi
  • in Siria, garantiamo ogni giorno acqua potabile per 13 milioni di abitanti e abbiamo realizzato una campagna di vaccinazione contro la poliomielite che ha beneficiato 3,3 milioni di bambini;
  • nello Yemen, abbiamo assicurato terapie contro la malnutrizione acuta grave a oltre 61.000 bambini l’accesso all’acqua potabile per circa 4 milioni di abitanti.

La sua chiosa è esplicita e incisiva: «I bambini hanno bisogno di pace, ma nell’immediato le parti in conflitto sono obbligate almeno a rispettare le regole del diritto umanitario internazionale in tempo di guerra; regole che proibiscono attacchi contro la popolazione civile, le scuole o gli ospedali, l’arruolamento, il rapimento o la detenzione illegale di minori, la negazione ai civili dell’assistenza umanitaria. Quando scoppia un conflitto, queste regole devono essere rispettate, e coloro che le infrangono devono essere chiamati a risponderne».

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