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Le donne Akashinga contro il bracconaggio in Zimbabwe

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Sono davvero molte le donne che compongono il team Akashinga dello Zimbabwe in lotta contro i bracconieri che da sempre minacciano prede appartenenti a specie animali in pericolo di estinzione.

Le prime donne antibracconaggio sono state le Black Mambas del Sudafrica e ora la BBC ha dedicato un ampio servizio alle loro colleghe dello Zimbabwe, che è possibile vedere qui.

Il fatto è che i dati hanno dimostrato che sono proprio le donne a salvare un numero maggiore di animali rispetto ai colleghi maschi. Non è stato possibile individuare con certezza la spiegazione di questo risultato, ma alcune ipotesi sono state avanzate proprio da Damien Mander ex militare dell’esercito australiano  tristemente  sorpreso dal fenomeno del bracconaggio in Africa – fondatore di International Anti-Poaching Federation -: le donne sono coraggiose, l’impiego di donne sembra essere la più grande forza per un cambiamento positivo nel mondo di oggi, sono meno inclini alla corruzione, lavorano di più e più a lungo, non si ubriacano, mostrano maggiori livelli di onestà e sono molto grate per il ruolo che è stato loro consentito e per l’opportunità offerta. Ancora, è stato provato che una donna con un salario nell’Africa rurale investe fino a 3 volte di più di un maschio nella propria famiglia.

All’inizio il progetto prevedeva solo uomini ma Mander, girando per i villaggi e notando come le figure femminili spesso venissero lasciate ai margini, ha iniziato a reclutare donne abbandonate, magari vittime di abusi o vedove o madri single. Insomma, per dirla con le sue parole «donne che non erano vittime delle circostanze, ma vittime degli uomini».

Anche alle donne è stato riservato lo stesso addestramento degli uomini, duro e paramilitare, ma solo 3 su 37 hanno abbandonato la preparazione, una percentuale molto più bassa rispetto ai colleghi.

Spiega l’allenatore Mander: «Hanno imparato l’etica della conservazione, come si preserva una scena del crimine, come si gestisce una crisi. Hanno studiato come si affrontano creature pericolose, l’utilizzo di armi da fuoco, il primo soccorso, i diritti umani, le tecniche di leadership e di perlustrazione, perquisizione e arresto e il combattimento a mani nude».

Da quando il progetto Akashinga è iniziato lo scorso anno, le “coraggiose” – come vengono chiamate – hanno effettuato 60 arresti e controllano una superficie di oltre 850.000 acri nella zona del basso Zambesi. L’obiettivo è di allargare il loro numero a 2.000 donne, creando una rete che entro il 2030 possa coprire almeno 30 milioni di acri di territorio africano.

Un programma ambizioso, ma sappiamo bene che con le donne e attraverso di loro praticamente tutto diventa possibile.

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