Portale di economia civile e Terzo Settore

Il Sud Sudan rischia di essere dimenticato

8

In Sud Sudan si continua a morire anche se i media trascurano di parlarne. L’ultimo appello sull’emergenza umanitaria è stato lanciato recentemente da Medici Senza Frontiere che spiega come le popolazioni si trovino intrappolate tra i numerosi combattimenti che infuriano nel nord del Paese. Una violenza che naturalmente dà luogo ad altre violenze, come il saccheggiamento di interi villaggi, stupri, cattiverie di ogni genere ed esecuzioni di massa.

Una situazione così drammatica che ha spinto molte persone ad avventurarsi nelle zone limitrofe alle paludi del Nilo Bianco, preferendo sostanzialmente i coccodrilli ai soldati. Ma qui purtroppo non hanno di che sfamarsi e manca l’acqua, sono totalmente isolati dalla civiltà e rischiano in ogni caso di morire.

In tal senso è molto preziosa la testimonianza di don Dante Carraro, direttore dell’ong padovana “Medici con l’Africa Cuamm” che dice: «Stufi di questo conflitto senza fine, i grandi donatori, ossia Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Europea, sono sempre più determinati a chiudere i rubinetti degli aiuti. Ma questa minaccia non ha fatto che esasperare la situazione sul terreno. In quelle condizioni, basta un fiammifero per scatenare l’inferno. Eppure sono sempre più convinto che le grandi potenze del Pianeta avrebbero la forza per costringere i belligeranti a trovare un accordo di pace».

Don Dante – tornato due mesi fa in Sud Sudan – è piuttosto convinto che il Paese non stia più affrontando la questione relativa ai massacri su base etnica ma che in realtà le numerose carneficine siano il risultato di un popolo affamato, esasperato, che vive nella miseria.

Il Sud Sudan è un Paese giovane, il più giovane del Pianeta, e nacque nel 2011 dopo un referendum che ne stabilì l’indipendenza dal Sudan degli arabi di Khartum. Purtroppo solo due anni dopo, nel 2013, scoppiò una guerra tra i seguaci del presidente di etnia dinka, Salva Kiir, e quelli del vice-presidente di etnia nuer, Riek Machar.

Stando alle stime effettuate sulla popolazione, da quel momento la guerra avrebbe causato 350.000 morti di cui buona parte uccisi dalla grande carestie e dalle numerose malattie. E allora come ora, esattamente come fanno presente tante ong, sono all’ordine del giorno le violenze da parte delle milizie di entrambe le fazioni che riguardano donne, bambini, famiglie intere.

 

Amnesty International denuncia le repressioni in Nicaragua
Poche donne esperte nei media: ecco dove trovarle

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...