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“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità” di Gianrico Carofiglio

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Ho letto diversi romanzi di Gianrico Carofiglio. Mi piace la sua capacità di costruire trame avvincenti, la scrittura elegante e leggera, la raffinata psicologia dei personaggi e delle loro relazioni. Confesso di essere meno appassionato alle sue “esternazioni” politiche. Nutro una doppia diffidenza: verso i magistrati in politica e, ancor più, verso gli scrittori troppo presenti nel dibattito pubblico. Sarebbe troppo lungo spiegarne qui le ragioni. Mi limito a dire che il giudizio politico basato sul “rigore” del magistrato e sulla presunta saggezza dell’intellettuale mi crea imbarazzo, assume ai miei occhi un non so che di “assoluto” che mi intimorisce.

Per queste ragioni, quando mi è capitato tra le mani il volumetto Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità (Edizioni Gruppo Abele 2018), ho provato un moto di scetticismo, convinto di trovare qualche predica moralistica e diverse ovvietà. Mi sono dovuto ricredere. Anzi, ho dovuto rivedere i pregiudizi verso magistrati e scrittori (e magistrati/scrittori) che si occupano di politica. In realtà Con i piedi nel fango è un testo che merita di essere letto con grande attenzione.

La forma è quella dell’intervista, anzi della conversazione tra il noto scrittore e Jacopo Rosatelli, dottore di ricerca in Studi politici, docente, collaboratore de Il Manifesto, l’Indice dei libri del mese, Aspenia on line. Cento pagine intense, mai banali o scontate, ricche di spunti di riflessioni. Il tema è nel sottotitolo: conversazioni su politica e verità anzi, direi, conversazioni sul senso della politica oggi.

Difficile dare conto in modo sistematico della argomentazioni trattate. Mi limito a segnalare la struttura del volume: una breve Introduzione di Jacopo Rosatelli, quattro capitoli rispettivamente dedicati a Indifferenza e rancore, Menzogna e manipolazione, Verità, sostantivo plurale, Le parole e le storie. Segue una preziosa bibliografia a corredo del testo.

Eppure non vorrei sottrarmi al compito di fornire ai nostri lettori qualche suggestione in più, a partire dal titolo, mutuato da un aforisma di George Orwell: “Gli utopisti con la testa tra le nuvole e i realisti con i piedi nel fango”. Sostiene Carofiglio: “La politica è un impegno qui e ora, oltre le chiacchiere e i proclami. È fare i conti con le cose come sono davvero. E spesso non sono belle, lineari, e pulite come vorremmo. Ci si può inzaccherare, sì. Ma come si sporcano di fango gli stivali dei volontari che intervengono nelle alluvioni che ciclicamente investono porzioni del nostro territorio devastato dal dissesto idrogeologico. Bisogna stare nel fango, a volte, per aiutare gli altri ad uscirne. Oggi fare politica nel nostro Paese vuol dire molto spesso avere i piedi nel fango, in contesti difficili, dove la realtà sfugge a schemi ideologici troppo rigidi: può non piacere, ma se si vuole incidere davvero sulle cose per migliorarle, bisogna averne piena consapevolezza. Da sola l’alternativa testa fra le nuvole non funziona”.

L’intera riflessione ruota attorno a parole chiave, di cui si svela il senso e si definisce il peso nell’agire politico. Ad esempio sdegno (reazione di risentimento misto a disprezzo), indignazione (ribellione a quanto offende la dignità propria o degli altri), progresso (il mondo di oggi è migliore di quello del passato), compromesso (concetto fondamentale della democrazia), allegria e umorismo (doti tanto importanti quanto difficili da ritrovare fra gli attori della scena politica), menzogna (non dire la verità – nelle diverse declinazioni del concetto – è ammissibile ma solo a certe condizioni, e deve rappresentare un’eccezione), verità (la verità,  insomma, si dice al plurale e nasce dal confronto rispettoso dei punti di vista), approssimazione (il significato che mi interessa  … è quello di avvicinamento graduale), chiarezza ( contrastare la forza manipolatoria delle menzogne), tolleranza (consapevolezza che la stessa realtà materiale e sociale viene osservata da diversi punti di vista), gentilezza (modo di trattare gli altri rispettandoli come soggetti, non come oggetti da manipolare, percuotere o distruggere), storie (tengono insieme le grandi collettività umane e permettono imprese che sarebbero impossibili, senza la capacità di raccontare il passato e di immaginare il futuro). E, per finire, speranza (il titolo di un famoso libro di Erich Fromm, La rivoluzione della speranza, potrebbe essere un bello slogan per una comunità del progresso: quello che dovrebbe essere la sinistra).

In conclusione, c’è da ringraziare Carofiglio (magistrato/scrittore/politico) per aver fornito un prezioso glossario fondato, come lui stesso ricorda, sul primo principio della saggezza tolteca: “La tua parola sia impeccabile”

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