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Cancro: Italia all’avanguardia nelle cure mediche

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L’Italia impiega ogni anno 19 miliardi di euro per curare il cancro e solo un quarto di questa cifra viene utilizzata in farmaci, mentre il resto serve per affrontare terapie mirate e innovative. Man a mano che il tempo passa, d’altronde, queste ultime si affinano divenendo sempre più precise e di conseguenza costose con un aumento annuale di circa 400 milioni di euro.

C’è un’ottima notizia riguardante l’Italia: il nostro Paese è riuscito infatti finora a garantire a tutti i cittadini la cura attraverso i medicinali anti-cancro innovativi. Occorre però non sottovalutare proprio il peso rappresentato dall’aumento della spesa annuale e, per evitare problemi, serve che il Sistema Sanitario diventi sempre più efficiente. Almeno è questo ciò che sostengono compatti gli oncologi dell’AIOM, impegnati in questi giorni a Chicago al congresso ASCO.

Come spiega il presidente eletto AIOM, Giordano Beretta, «i costi associati alle patologie tumorali in Italia sono stati pari a 18,9 miliardi di euro nel 2015, il 57% rappresentato dai costi diretti (per assistenza primaria, ambulatoriale, ospedaliera, pronto soccorso, follow up e farmaci) e il 43% costituito dalle perdite di produttività legate a mortalità, disabilità e pensionamento anticipato. Queste uscite sono destinate ad aumentare, perché il cancro è soprattutto una malattia della terza età. Nel 2017 sono state stimate nel nostro Paese circa 369.000 nuove diagnosi di cancro: più del 50%, cioè oltre 184mila casi, riguarda proprio gli anziani. E l’Italia, con una quota di over 65 pari al 22%, è il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone».

I dati indicano come l’Italia sia dunque all’avanguardia nella cura di molti tumori. Nello specifico, la sopravvivenza a 5 anni è più elevata rispetto a quella dei Paesi dell’Europa centrale e settentrionale. Basta considerare i numeri dei cinque tumori più frequenti: colon (Italia 65,5%; Europa Centrale 60,5%; Europa Settentrionale 59%), seno (rispettivamente 87,1%; 83,9%; 84,7%), prostata (91,5%; 88%; 84,9%), polmone (15,8%; 14,8%; 12,2%) e vescica (79,5%; 67,9%; 73%).

Tuttavia occorre fare di più e ancora meglio, esattamente come ha spiegato Stefania Gori, presidente AIOM: «serve più impegno da parte di tutti perché il nostro sistema universalistico continui a rendere possibile a tutti l’accesso alle cure migliori. I clinici con l’applicazione rigorosa dei criteri di appropriatezza prescrittiva, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) premiando la reale innovazione e rendendo disponibili le nuove molecole nel più breve tempo possibile, le Regioni con la realizzazione effettiva delle Reti oncologiche, i pazienti e i cittadini aderendo ai programmi di screening e seguendo stili di vita sani, e l’industria favorendo la ricerca e mettendo a disposizione i farmaci a prezzi equi. È necessario anche uno sforzo di ricerca clinica indipendente, finanziata dalle agenzie nazionali e dai sistemi sanitari, atta a individuare strategie terapeutiche che ottimizzino l’impiego di questi farmaci. Serve quindi un’alleanza fra tutti gli attori coinvolti».

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