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Con l’aumento di CO2 il riso perde qualità nutrizionali

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Uno studio di un team internazionale di ricerca pubblicato sulla rivista Science Advances  ha rivelato come la presenza di alti livelli di CO2 nell’aria riducano la qualità nutrizionale del riso.

Se infatti è vero che noi italiani amiamo molto il riso, è necessario rilevare come in molti Paesi – Bangladesh, Vietnam, Cina, Madagascar – la popolazione ricavi dal cereale circa la metà delle calorie giornaliere necessarie, oltre a vitamine e minerali; a causa quindi dei cambiamenti climatici potrebbe scarseggiare il nutrimento.

Come prima cosa, è stato riconosciuto dal team di ricercatori che lo scorso mese la presenza di CO2 in atmosfera ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 800.000 anni, con una media superiore a 440 ppm (parti per milione) ed è previsto che entro la fine di questo secolo si arrivi a 570 ppm.

Quindi gli studiosi hanno sottoposto 18 varietà di riso ad alti livelli di anidride carbonica, tra 560 e 590 ppm, utilizzando tecniche particolari in due località di cui una cinese e l’altra giapponese.

Purtroppo, a causa dell’esposizione a quantità così elevate di CO2, sono stati rilevati nel riso: la diminuzione del 10% di proteine, dell’8% di ferro e del 5% di zinco; inoltre, sono calati i quantitativi di tutte le vitamine del gruppo B. Soprattutto la B9 (acido folico)- necessaria per lo sviluppo del sistema nervoso del feto in gravidanza – è calata del 30%.

Gli scienziati affermano che la scarsa qualità nutrizionale del riso potrebbe avere serie ripercussioni sulla salute umana, dalla crescita dei bambini allo sviluppo di malattie intestinali, aumentando anche il rischio di contrarre la malaria. Pare superfluo indicare che ciò avverrà soprattutto nei Paesi più poveri.

Del resto, al momento è anche arduo ipotizzare soluzioni semplici e veloci per ovviare a questo problema: l’anidride carbonica è necessaria – nella corretta quantità – alla crescita delle piante compreso il riso ma, se ce n’è troppa in atmosfera, potrebbe diventare la causa di una crescita più veloce delle piante, purtroppo con la conseguenza di un deterioramento dei nutrienti.

L’auspicio è che continui la ricerca per capire come proteggere le piante e sviluppare le varietà che rispondono meglio ai cambiamenti climatici, ma il percorso è ancora lungo.

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