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Irlanda: vincono i sì per il diritto all’aborto

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Svolta storica della cattolicissima Irlanda: la revoca dell’ottavo emendamento all’articolo 40.3 della Costituzione irlandese – che rendeva l’aborto un reato – è stata dichiarata dal voto del 25 maggio con un referendum popolare.

La legge irlandese sanciva infatti “pari diritto alla vita” per la madre e il feto, quindi la sua revoca renderà possibile a tutti gli effetti la revisione della legge sull’aborto, come ha decretato anche il premier islandese Leo Varadkar, promettendo una nuova normativa entro quest’anno.

Noi in Italia sappiamo bene quali e quante siano state le lotte delle donne per l’approvazione della legge 194 – circa 40 anni fa – e come purtroppo ancora oggi siamo di fatto costretti a fare i conti con gli obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche che faticano persino a fornire la “pillola del giorno dopo”, come ha ben spiegato il nostro direttore nel suo editoriale.

Dunque, immaginiamo di essere ancora oggi nel clima dell’Italia di 40 anni fa, ma il luogo è l’Irlanda: pur scoprendo di essere incinte, non potremmo confidare a nessuno l’intenzione di abortire, perché sarebbe un reato. Infatti la legge puniva l’aborto in quasi tutti i casi – compreso violenze, stupri e incesti – e anche in presenza  di palesi anomalie del feto che lo avrebbero comunque condannato a morire. Non solo: il reato era punito con una pena detentiva sino a 14 anni e la legge conteneva un paradosso assolutamente ipocrita, permettendo alle donne di recarsi all’estero per abortire.

E allora, oggi come 40 anni fa, le donne si affidavano alle “mammane” o al primo praticone di turno, mettendo la loro vita in mano a sconosciuti e, spesso, rischiandola. Oppure ingerendo sostanze dannose e velenose oppure ancora rischiando emorragie fatali.

E, oggi come allora, esistono gruppi di aiuto come l’Abortion Support Network cui le donne irlandesi, di nascosto e con vergogna, si sono spesso rivolte per poter abortire, ricevendo aiuto concreto.

Amareggiata, racconta Mara Clarke che è alla guida di questo gruppo: «Alcune vivono relazioni violente, altre sono costrette a mantenere il segreto perché la famiglia considera l’aborto uno scandalo. C’è chi si è sentita dare dell’assassina dal proprio marito, chi, da appartenente ai movimenti pro-vita, è stata costretta a chiamare noi per paura del loro giudizio. Ma a chi prova vergogna nel contattarci noi rispondiamo che è l’Irlanda a doversi vergognare».

Le donne irlandesi hanno combattuto e vinto la battaglia sui loro diritti all’autodeterminazione e sul diritto di libera scelta. Ora sono in attesa della nuova legge.

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