ebola

Pubblicato il 22 maggio 2018

L’ebola è tornata, il Congo trema

L’ebola è tornata. A mietere vittime in una delle Terre più povere del nostro pianeta, nella Repubblica Democratica del Congo, in Africa. Si tratta della nona epidemia a cominciare dal neanche troppo lontano 1976, quando cioè venne scoperta la famiglia di virus che causa febbre emorragica, già responsabile di centinaia di vittime in Sudan e nello Zaire.

Le ultime notizie si riferiscono a un primo focolaio scoperti a Bikoro, una piccola cittadina vicino al lago Tumba nella parte nordorientale del Paese. Tuttavia è purtroppo notizia recentissima, diramata dal ministro della Sanità Oly Ilunga Kalenga, che l’ebola avrebbe raggiunto anche Mbandaka. E in questo caso non si tratta più di un piccolo centro periferico ma di una città di più di un milione di abitanti. Finora il caso riscontrato è uno ma certamente questo pone un immediato stato di allarme. Non per niente, il vicedirettore generale dell’area emergenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Peter Salama, ha dichiarato con preoccupazione: «Il passaggio in una grande città lascia supporre il prossimo aumento esplosivo dei casi».

Sono già sul posto diverse organizzazioni non governative, tra cui Medici Senza Frontiere, subito operative per meglio cercare di comprendere l’espansione del virus e attuare i primi interventi di profilassi.

È doveroso ricordare come l’ebola – tra il 2013 e il 2016 – sia stata la causa di morte più di 11.000 persone e in particolare nei seguenti Paesi: Sierra Leone, Liberia e Guinea, Nigeria, ma casi di infezione si sono registrati pure in Camerun, Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali, Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Togo, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Gambia, Mauritania e Senegal.

Dopo un anno di relativo ottimismo, oggi torna a fare più paura che mai. In particolare la Repubblica Democratica del Congo è stata puntualmente funestata da questa epidemia, al punto che si ritiene, non a torto, che l’ebola sia assolutamente radicata sul territorio e, soprattutto, costante.

Ora a generare una certa preoccupazione è la presenza del virus in un’area abitata, in considerazione del fatto che la malattia ha la caratteristica di propagarsi molto velocemente con un tasso di mortalità enorme, del 50 per cento. L’ebola comincia col funestare un animale selvatico e da qui passa all’uomo. In seguito, è sufficiente il contatto diretto con fluidi corporei oppure oggetti contaminati da fluidi corporei di persone già malate. Questo spiega, naturalmente, con quanta facilità sia purtroppo trasmissibile.

È evidente che le persone a maggior rischio risultino essere i medici e tutti gli operatori sanitari delle ong che scelgono, ad ogni nuova epidemia, di recarsi nelle zone colpite da infezione.

La strategia di contrasto decisa dalle autorità sanitarie si basa sul monitoraggio del virus, l’identificazione dei contatti e l’interruzione della trasmissione. In questo momento gli operatori sanitari sono già stati in grado di isolare 430 persone che potrebbero essere entrati in contatto con il virus e, parallelamente, sono al lavoro per individuare oltre 4000 individui che con queste persone sono entrate in contatto.

Si punta a vaccinare queste 4000 persone, nella logica di una strategia definita “ad anello”, secondo cui devono essere immunizzati tutti coloro che sono entrati in contatto con quelli che hanno ricevuto una diagnosi di infezione da ebola.

I 4000 vaccini sono già disponibili e sono sperimentali, tuttavia hanno dato ottimi risultati nel contenimento della malattia nel precedente caso verificatosi in Africa occidentale.

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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