mamme freccia

Pubblicato il 16 maggio 2018

Un pensiero per le mamme a distanza

A pochi giorni dalla Festa della mamma vorrei tornare sull’argomento donne per trattare un aspetto di cui si parla poco: le mamme costrette alla lontananza forzata dai propri figli. Lo spunto arriva da una stima fatta dalla Fondazione Ismu (iniziative e studi sulla multietnicità) sulle madri straniere che vivono in Italia. In questa categoria rientrano ben 2 milioni di donne, ma circa 270 mila non vivono con i loro figli. Si tratta, infatti, di mamme costrette a lasciare il proprio Paese per lavoro e a non avere la possibilità di portare con sé i propri bambini. La comunità che conta il maggior numero di madri con i figli all’estero è quella ucraina. Le madri ucraine infatti, spesso impegnate a tempo pieno nelle attività di assistenza domiciliare, hanno il 60% dei figli all’estero, seguite da filippine (30%) e nigeriane (17%). Le percentuali si abbassano molto per le marocchine, le albanesi, le romene, le cinesi, le egiziane, che solo in pochi casi hanno i figli lontani.

Per noi italiane che rappresentiamo, almeno nell’immaginario collettivo internazionale, lo stereotipo della mamma chioccia, sempre pronta a dare sostegno ai propri figli anche ben oltre la maggiore età, può sembrare assurdo. Eppure accade, come vediamo dai numeri, molto frequentemente e non senza sofferenze. Anche la madre più fredda e distaccata, infatti, prova senza dubbio un estremo dolore nel lasciare il proprio bambino da solo, anche se accudito dalle cure amorevoli di parenti e amici. Capita addirittura a volte che questi figli, invece, pur essendo molto piccoli, si trovino a vivere in completa solitudine, senza la guida di nessuno, e siano costretti a bruciare le tappe e a crescere molto più velocemente di quanto dovrebbero fare. Uno strazio in più per chi a migliaia di km è chiamato, magari, ad accudire e crescere amorevolmente i figli delle altre, come le baby sitter.

A patire la stessa sofferenza, però, è anche chi rimane a casa e vede il proprio figlio partire alla volta di un Paese nuovo, sconosciuto, straniero, in cerca di un futuro migliore. Penso alle migliaia e migliaia di mamme degli immigrati che ogni giorno raggiungono le coste italiane dopo viaggi della speranza durati anche mesi. Donne che nella maggior parte dei casi non sanno se rivedranno mai i propri figli o, peggio ancora, che non sanno se coloro che hanno messo al mondo raggiungeranno la salvezza o, come tanti connazionali, moriranno tra le onde. Tra queste madri ci sono anche quelle dei minori stranieri non accompagnati, che stando ai dati più recenti ammonterebbero a circa 18mila, che hanno imbarcato i propri bambini per sottrarli a un futuro di fame, miseria o addirittura morte.

E’ a tutte queste madri che va il mio pensiero in occasione di questa festa appena passata ed è a queste madri che voglio dedicare le parole di una delle canzoni più belle di Fiorella Mannoia dal titolo “In viaggio”:

Domani partirai
Non ti posso accompagnare
Sarai sola nel viaggio
Io non posso venire
Il tempo sarà lungo
E la tua strada incerta
Il calore del mio amore
Sarà la tua coperta

Ho temuto questo giorno
È arrivato così in fretta
E adesso devi andare
E la vita non aspetta
Guardo le mie mani
Ora che siamo sole
Non ho altro da offrirti
Solo le mie parole

Rivendica il diritto ad essere felice
Non dar retta alla gente
Non sa quello che dice
E non aver paura
Ma non ti fidare
Se il gioco è troppo facile
Avrai qualcosa da pagare

Ed io ti penserò in silenzio
Nelle notti d’estate
Nell’ora del tramonto
Quando si oscura il mondo
L’ora muta delle fate
E parlerò al mio cuore, più forte
Perché tu lo possa sentire

È questo il nostro accordo Prima di partire
Prima di partire
Domani non ti voltare

Ama la tua terra
Non la tradire
Non badare alle offese
Lasciali dire
Ricorda che l’umiltà
Apre tutte le porte
E che la conoscenza
Ti renderà più forte

Lo sai che l’onestà
Non è un concetto vecchio
Non vergognarti mai
Quando ti guardi nello specchio
Non invocare aiuto nelle notti di tempesta
E non ti sottomettere, tieni alta la testa

Ama la tua terra
Ama, non la tradire
Non frenare l’allegria
Non tenerla tra le dita
Ricorda che l’ironia ti salverà la vita
Ti salverà

Ed io ti penserò in silenzio
Nelle notti d’estate
Nell’ora del tramonto
Quella muta delle fate
E parlerò al mio cuore
Perché, domani partirai
In silenzio
Ma in una notte d’estate
Io ti verrò a cercare
Io ti verrò a parlare
E griderò al mio cuore
Perché tu lo possa sentire
Sì, lo possa sentire
Tu lo possa sentire

Il direttore

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Antonella Luccitti

Giornalista e direttore responsabile del portale "Felicità Pubblica". Amo la scrittura, il cinema e i viaggi.

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