lessico famigliare

Pubblicato il 16 maggio 2018

Massimo Recalcati, Lessico Famigliare

Un consiglio: seguite su RAI3, il lunedì in seconda serata, il programma Lessico Famigliare. Ci sono buone ragioni per segnalarlo, soprattutto ora che abbiamo avuto modo di assistere alle prime due puntate. Ma di cosa si tratta? Quattro incontri, condotti dallo psicoanalista e scrittore Massimo Recalcati, dedicati rispettivamente alle figure archetipe della Madre, del Padre, del Figlio e, infine, alla Scuola.

Almeno due i motivi per seguire la trasmissione. In primo luogo i temi trattati. Un’occasione unica e irripetibile, televisivamente parlando, per affrontare con profondità di pensiero questioni centrali per la vita di ciascuno di noi. In tempi di semplificazioni eccessive, 50 minuti di interrogativi e riflessioni non possono che far bene alla nostra “salute”. Nella prima puntata Recalcati ragiona sulle diverse esperienze materne: la madre soffocante, la madre chioccia, la madre “coccodrillo”, la madre consapevole.  Parallela la ricerca sul padre: il padre che mette le mani addosso ai figli, il padre “dittatore”, il padre evanescente, il “padre capace di conservare il fuoco, cioè il senso, la testimonianza, e di lasciarlo in eredità nelle mani del figlio”, il padre in grado “di tenere acceso nel figlio il desiderio della vita”. In ogni caso, Recalcati ribadisce con forza che “essere genitori non è un fatto di sangue, non è un fatto biologico, tutti i genitori sono adottivi”, che “padre e madre sono dati culturali” e che, pertanto, dobbiamo “far prevalere la cultura sulla natura”.

In secondo luogo la modalità narrativa prescelta. La scenografia è minimalista: palco basso, sgabello, fondale nero, pubblico sulla gradinata di fronte al relatore. Lezione universitaria, rigorosa ma evocativa, senza banalizzazioni ad uso del grande pubblico. Recalcati riesce bene a catturare l’attenzione e a trascinare il pubblico nella sua argomentazione. Di grande efficacia sia le citazioni cinematografiche sia le interpretazioni attoriali. Nella prima puntata, come ricorda Giorgio Simonelli su “Il Fatto Quotidiano”, “un inizio strepitoso con una sequenza di un vecchio film tv di Gianni Bongioanni”, poi Ingrid Bergman in “Sinfonia d’autunno”; la seconda puntata si apre con il padre intervistato ne “I bambini e noi”, storica inchiesta Rai di Luigi Comencini del 1970 per passare ad una scena tratta da “La vita è bella” con Roberto Benigni. Di grande qualità le letture di Anna Bonaiuto e Alessio Boni. Profonde le testimonianze di Carla Signoris e Michele Serra.

In definitiva, un esperimento coraggioso e ben riuscito, se è vero che la prima puntata ha avuto 860mila spettatori con il 5,4% di share e la seconda 873mila con il 5,71%. Certo, resta l’interrogativo posto da Simonelli: “Non è che questi contenuti importanti e questo stile esemplare, proposti in una seconda serata, finiscono in pasto a coloro che queste cose già le conoscono e questo stile già lo sanno apprezzare?”. Questo interrogativo, in fondo, non mi appassiona. Basta sapere che, come me, migliaia di persone hanno deciso di trascorrere un’ora del proprio tempo per guardare uno “spettacolo” capace di coinvolgere e convincere. Non resta che aspettare le prossime puntate e, se non ne avete avuto occasione, rivedere le prime due su Rai Play.

 

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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