dragaggio spiaggia

Pubblicato il 14 maggio 2018

Sabbia ed edilizia: perché le spiagge sono a rischio

Il Belpaese si prepara ormai alla stagione estiva, in attesa della mole di turisti che affolleranno le località balneari (ben 90 milioni nel solo 2017). Eppure le spiagge, risorsa data molte volte per scontata, dovranno affrontare una grave minaccia nell’immediato futuro.

Se non si inverte la rotta, il ritmo con cui si estrae sabbia marina è tale da portare all’estinzione dei bagnasciuga nel giro di un secolo. Il settore edile poggia su questa risorsa, soprattutto perché la sabbia marina (a differenza di quella del deserto) può aggregarsi benissimo con il cemento per la formazione del calcestruzzo, fondamentale nella costruzione di abitazioni ed infrastrutture.

Il problema è molto complesso ed è inutile nascondersi dietro un dito: abbiamo bisogno di più strutture che possano rispondere a un globale aumento demografico e una crescente urbanizzazione.

La Cina è forse il caso più emblematico. Nel solo biennio 2016-17 ha utilizzato più cemento di quanto abbiano fatto gli Stati Uniti nell’arco del XX secolo, mettendo le mani sul 60% di tutta la sabbia estratta al mondo.

 L’idea che la sabbia sia una risorsa pressoché infinita è una falsa credenza – si pensi soltanto che un granello di sabbia impiega dai 100 ai 1000 anni per arrivare dalle rocce erose alle spiagge. Un’eternità se si confronta la velocità con cui operano le draghe industriali sulle coste.

 Purtroppo, un materiale che comincia a scarseggiare (e che fa gola a molte potenze mondiali) non è esente dalle mire della criminalità organizzata. In vari angoli del pianeta il traffico illecito di sabbia ha un giro di vite che è ancora poco documentato. Nella sola regione del Vasai Creek, in India, ben 75.000 “pescatori di sabbia” si tuffano fino a 15m di profondità senza attrezzatura, rispondendo direttamente alla mafia locale.

È possibile un’alternativa all’utilizzo della sabbia marina?

Molti sono i progetti in corso, da ultimo il brevetto per l’uso di argilla senza bisogno di cottura. Ma la strada per un nuovo standard è ancora in salita ed è fondamentale che si prenda maggior coscienza di questo problema.

 

Contributo a cura di TradeMachines

 

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