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La Nuova Guinea: una Terra distrutta in nome dell’olio di palma

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La Papua Nuova Guinea è famosa per la sua variegata biodiversità ed è una Terra in cui vivono ben l’8% delle specie animali ad oggi conosciute. Tuttavia, questa incredibile ricchezza ogni anno di più sta subendo delle gravi perdite. Stando all’analisi effettuata dalla Fao, a cadenza annuale, appunto, vengono sottratte alle foreste vergini tre milioni di metri cubo di legno grezzo, sostituito da piantagioni intensive di palma da olio. La prevedibile conseguenza è che i popoli e la fauna che abitano la Papua Nuova Guinea si scoprono ogni volta di più indifesi, senza la protezione delle foreste che li hanno protetti da tempi immemori.

Greenpeace sostiene che, in realtà, la situazione sia molto più drammatica rispetto a quella rilevata dalla Fao. L’analisi condotta dall’organizzazione ambientalista spiega infatti come in due anni – e precisamente tra il maggio 2015 e l’aprile 2017 – sia andata perduta un’area enorme, praticamente equivalente a circa la metà di Parigi. Tutto questo, secondo Greenpeace, per produrre olio di palma. In totale la deforestazione avrebbe riguardato 4.000 ettari di foresta pluviale di Papua, provincia indonesiana dell’isola della Nuova Guinea.

Ci sono accuse dirette e precisamente rivolte alla Hayel Saeed Anam Group (Hsa), vale a dire l’azienda leader produttrice di olio di palma che rifornisce marchi famosi come Mars, Nestlé, PepsiCo e Unilever. A provare quanto affermato da Greenpeace, ci sarebbero immagini satellitari che mostrano la progressiva deforestazione proprio dell’area che l’azienda ha avuto in concessione, tale PT Megakarya Jaya Raya. Situazione che si complica ulteriormente, considerando che le operazioni avrebbero interessato anche le aree protette del Paese dopo l’incendio che piegò il Paese nel 2015. Un fatto inquietante se si considera che è assolutamente proibito ogni sorta di sviluppo commerciale in zone funestate da tali calamità.

Di qui, piuttosto comprensibile la reazione di Richard George, responsabile della Campagna foreste per Greenpeace Uk: «Da oltre un decennio i grandi marchi parlano di olio di palma sostenibile e aziende come Unilever e Nestlé affermano di essere leader del settore. Allora perché si riforniscono ancora da aziende che distruggono le foreste come il gruppo Hsa? Cosa dovrebbero pensare i loro clienti? Cosa servirà per convincerli ad agire?».

È stato sufficiente un quarto di secolo – gli anni compresi tra il 1990 e il 2015 – perché l’Indonesia andasse incontro a un triste primato, perdendo circa 24 milioni di ettari di foresta tropicale, e divenendo il Paese col più alto tasso di deforestazione al mondo.

Ma purtroppo non basta: risulta gravemente in pericolo anche il parco di Gunung Leuser, tra gli ecosistemi più ricchi al mondo in cui vivono specie uniche. Comprensibilmente duro Richard George che ha dichiarato: «Se il governo indonesiano ha intenzione di continuare a difendere l’industria dell’olio di palma la cosa migliore che può fare è costringerla a ripulirsi, dovrebbe assicurare che vengano adottate e rispettate politiche volte a fermare la deforestazione, il drenaggio delle torbiere e lo sfruttamento dei lavoratori e delle comunità locali».

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