Cpi-Eng

Pubblicato il 19 aprile 2018

Cpi-Eng di Trieste, l’azienda che incoraggia le mamme

Le donne che sono impiegate in un’azienda, soprattutto se a tempo determinato, non possono permettersi figli, pena la sospensione dal lavoro e l’obbligo di dimissioni immediate.

Ma esistono anche aziende che si comportano in modo diverso e invece  sostengono  e rispettano le future mamme.

È il caso della ditta Cpi-Eng Srl, alla cui guida si trova Christian Bracich, un’azienda di Trieste che lavora nella progettazione meccanica e nell’ingegneria. A raccontare la vicenda è proprio la protagonista, Delia Barzotti, responsabile marketing della ditta triestina con un contratto a tempo determinato. Con un sorriso Delia stessa ha spiegato: «Quando ho detto al mio capo che ero incinta, mi ha assunta a tempo indeterminato».

Sì, avete letto bene: da precaria a lavoratrice stabile e con un figlio in arrivo. Subito dopo aver partorito la seconda figlia, Ludovica, Delia ha scelto di tornare al lavoro, grazie soprattutto allo spazio di coworking dell‘Associazione Laby, della cui collaborazione si avvale Cpi-Eng, in assenza di un nido aziendale.

Quindi, in attesa di poter mandare la propria bimba al nido al compimento dei 4 mesi, attualmente Delia è impegnata due giorni a settimana all’interno dello spazio di lavoro condiviso dove può vedere la bambina. L’azienda Cpi-Eng ha fatto però ancora di meglio: affinché la dipendente possa pagare lo spazio di lavoro e in seguito il nido, non solo il suo contratto è stato trasformato  a tempo indeterminato, ma è stato anche corrisposto lo stipendio intero con, addirittura, un aumento salariale. D’altra parte, Delia non nasconde di aver avuto precedenti esperienze con aziende che le hanno fatto firmare le dimissioni per la prima gravidanza (quella di Ludovica è stata la seconda) e non nasconde neppure come, per ottenere benefici, sia necessario mettere dedizione nel proprio lavoro.

Ma il vero protagonista di questa storia è proprio Christian Bracich, che crede fortemente in un’azienda flessibile e sostiene: «L’azienda è fatta di persone, non di numeri. È questa la nostra filosofia. Se una persona è valida, va valorizzata». E continua convinto: «Il lavoro è come una famiglia, bisogna trovare il modo per non far andare via le persone».

La parte più bella e convincente rimane in ogni caso la sua conclusione in un’ intervista al Piccolo di Trieste: «Non ho mai avuto paura di assumere e questo mi ha sempre portato bene. A me interessano le persone in base alle loro capacità; sono alla ricerca continua di gente in gamba e quando la trovo non intendo perderla. Le otto ore sono un concetto superato, sono per lavorare a obiettivi. Meglio si sta sul posto di lavoro e meglio si fa. Di recente, inoltre, da noi tre o quattro uomini hanno preso il congedo parentale. Un bel segnale di cambiamento».

Nulla da aggiungere se non che un imprenditore come questo di Cpi-Eng, meriterebbe di essere considerato come esempio positivo in un mondo del lavoro che sempre più considera le persone come automi e dove il mobbing per maternità colpisce migliaia di lavoratrici ogni anno.

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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