aya

Pubblicato il 16 aprile 2018

A Milano è nato il progetto AYA per i pazienti oncologici

È stato presentato a Milano il progetto AYA (acronimo di Adolescent and Young Adults) dall’Istituto Humanitas che ha sede a Rozzano (Milano) ma ha dislocazioni varie nella Città Metropolitana e nella regione lombarda.

Il progetto riguarda i pazienti oncologici che hanno un’età compresa tra i 15 e i 39 anni, vale a dire la fascia d’età tra la pediatria e l’età adulta vera e propria.

In effetti AYA è un acronimo riconosciuto a livello internazionale dalla comunità medico scientifica poiché  proprio questa fascia di età è quella che, nei malati oncologici, non ha riscontrato miglioramenti nelle diagnosi e nella sopravvivenza che, invece,  si sono i riscontrati nei bambini e negli adulti come ha recentemente riportato il network europeo Eurocare inserito su The Lancet.

Il progetto è nato con il duplice obiettivo di affrontare il divario biologico e clinico ma anche quello psicosociale.

Spiega infatti la dottoressa Alex Bertuzzi, oncologa, ideatrice e responsabile del progetto AYA: «Le cause degli scarsi miglioramenti sono legate alla malattia, in genere rara, con un andamento diverso e una diversa risposta al trattamento rispetto agli adulti; legate al paziente, per il ritardo diagnostico dovuto all’età che regala un senso di invincibilità e non fa pensare al cancro e per la scarsa aderenza; e, infine, legate al sistema sanitario, perché pochi sono i centri per le patologie».

Non solo: le patologie oncologiche ed ematologiche maligne della fascia AYA (linfomi, leucemie, sarcomi, tumori cerebrali) rappresentano la causa più comune di morte nella società industrializzata dopo omicidi, suicidi e incidenti. Solo negli Stati Uniti si registrano purtroppo 72.000 nuovi casi all’anno, in Europa 66.000 di cui ben 15.000 solo in Italia.

Continua la dottoressa Bertuzzi: «Il follow up è necessario; esiste infatti un forte rischio di sviluppare problematiche croniche, della crescita e dello sviluppo, disfunzioni d’organo, infertilità e anche secondi tumori. Ma, più nell’immediato, ci sono anche problematiche psicosociali relative al ritorno alla propria vita: si pensi all’entrata nel mondo del lavoro, alle interazioni sociali e all’influenza che la malattia ha esercitato sull’immagine di sé, del proprio corpo e della propria identità».

Quindi il progetto AYA prevede un ambulatorio dedicato e polispecialistico, con una squadra di medici che, tramite un percorso apposito, accoglie il giovane e si dedica a tutti gli aspetti della malattia, dal consulto genetico, alla ginecologia e andrologia dedicate, alla preservazione della fertilità, alla cardiologia ma anche e soprattutto alla psicologia e allo stile di vita.

Ma il progetto non prevede solo cure mediche: ci saranno anche diversi laboratori come per esempio quello di fotografia, quello di cucina sana, quello di scrittura creativa e addirittura un laboratorio di teatro.

Tutto questo contribuirà a far vivere la malattia come un passaggio proiettato verso il futuro, a far ritrovare forza e pensieri positivi ai ragazzi e alle ragazze che si trovano spaesati e spaventati di fronte a situazioni ed eventi più grandi di loro.

 

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Patrizia Abello

Sono nata a Milano da genitori piemontesi. Mi sento però a tutti gli effetti milanese perché amo profondamente la mia città. Ho svolto nel corso degli anni praticamente tutti i lavori inerenti ad aziende di commercio alimentare. Sono poi passata a interessarmi di economia e finanza ma le mie passioni rimangono quelle umanistiche, in particolare la Storia. Mi piace molto scrivere, attività che ho sempre svolto con molta passione.

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