dazi

Pubblicato il 13 aprile 2018

Dazi, potere e paura

Doveva essere la guerra di Trump contro tutti e invece, per il momento, è solo (si fa per dire) la guerra commerciale tra Trump e la Cina. Parliamo dei dazi, ovviamente. I primi annunci hanno riguardato la tutela dell’acciaio e dell’alluminio americani contro la concorrenza estera, dovunque essa provenisse. Poi i provvedimenti si sono fatti più selettivi. L’Europa, già pronta alle contromisure, ne è uscita indenne. Durissimo, invece, lo scontro con la Cina.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa sono i dazi doganali? In realtà si tratta di strumenti antichi. Basti pensare che soltanto da vent’anni non ne facciamo più un uso generalizzato. Eppure sembra un’eternità, tanto da dimenticare la loro stessa esistenza. Miracoli della globalizzazione!

In ogni caso, come ha recentemente ricordato Repubblica, “il dazio è un’imposta indiretta che si applica alla dogana ai prodotti che vengono venduti e acquistati da uno Stato all’altro. Di solito viene calcolato in percentuale sul valore del prodotto, e riscosso quando questo arriva nello Stato dove risiede l’acquirente”. Il suo fine consiste nel far lievitare il prezzo del prodotto interessato venduto all’estero, creando così una barriera di protezione per prodotti analoghi nello Stato d’importazione.

La pratica del protezionismo tramite dazi doganali non è certo recente, ed è stata utilizzata innumerevoli volte da tutti i Paesi. Quindi, nessuna novità e nessuno scandalo. Naturalmente l’applicazione dei dazi provoca reazioni a catena, giacché ciascun Paese interviene a difesa delle proprie produzioni, provocando tensioni commerciali e politiche che, in alcuni casi, sono sfociate in vere e proprie crisi internazionali.

Perché Trump ha scelto la strada dei dazi? Volendo dar credito alle parole del presidente “per proteggere i lavoratori e le aziende Usa”, in primo luogo a difesa della produzione nazionale rispetto alle più convenienti importazioni di acciaio e alluminio. La stessa logica che abbiamo visto fin dall’inizio del suo mandato in difesa dell’industria automobilistica. Ingenti investimenti in nuovi stabilimenti produttivi a fronte di tagli alle tasse, abbassamento degli standard ambientali e minaccia di dazi sulle importazioni. In due parole: “America first”.  In risposta alla globalizzazione senza regole e limiti, ecco arrivare il protezionismo del più forte.

Ma non c’è solo questo. Sullo sfondo, neppure tanto in lontananza, c’è lo scontro politico-economico tra le due maggiori economie del Pianeta. Trump attacca la produzione siderurgica cinese, Xi Jinping risponde penalizzando soia, grano e mais. Molti commentatori evidenziano il valore politico della contromisure cinesi che colpiscono gli Stati americani che hanno direttamente sostenuto Trump, proprio nell’imminenza delle elezioni di middle-term, decisive per preservare la maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato.

Di certo pesa l’enorme quantità di export cinese negli Stati Uniti, oltre alla massiccia presenza di capitali investiti nel debito pubblico americano. Questi elementi giocano un ruolo psicologico essenziale a sostegno delle scelte di Trump. E tuttavia nessuno può sottovalutare che i consumatori statunitensi abbiano largamente beneficiato dell’immissione sul mercato di beni e servizi a basso prezzo. Così come la riduzione delle quote di mercato delle aziende nazionali certamente preoccupa il governo cinese, oggi impegnato nel tentativo di passare da produzioni a basso costo a produzioni innovative e high tech. In fondo nessuna delle due parti può tirare troppo la corda.

Non a caso, in occasione del  Forum di Boao, sull’isola cinese di Hainan, Xi Jinping dopo aver condannato la “mentalità da guerra fredda” ha assicurato che la Cina non minaccerà nessun Paese, non rovescerà “i sistemi internazionali esistenti”, non costruirà “sfere di influenza” o cercherà “l’egemonia”. Anzi, “continuerà nella politica di apertura”, inaugurata nel 1978 da Deng Xiaoping. “La porta non si chiuderà e rimarrà sempre più aperta”.

In concreto, il presidente ha assicurato che la Cina espanderà l’accesso al mercato interno, con particolare riferimento al settore finanziario; creerà condizioni migliori per gli investimenti; rafforzerà la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e espanderà le importazioni.

Siamo già ai primi segnali di distensione?

 

 

 

 

USA: Brightline inaugura in Florida un treno ad alta velocità
Noon care: un'app per aiutare i caregiver

Tags: , , , , , , , ,

Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading Facebook Comments ...