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Pubblicato il 12 aprile 2018

CGIL: Piattaforma integrata per lo sviluppo sostenibile

Il 27 marzo a Roma presso la sede di Corso d’Italia 25, la CGIL ha presentato la sua Piattaforma integrata per lo sviluppo sostenibile. La presentazione del documento è stata introdotta dai segretari confederali Giuseppe Massafra e Gianna Fracassi. Hanno portato il loro contributo alla discussione Angelo Consoli – direttore ufficio europeo Rifkin, Daniele Fortini – presidente Geofor, Leonardo Becchetti – docente Università Tor Vergata, Valeria Termini – docente Università Roma Tre, Michele Torsello – Italiasicura, Maria Grazia Midulla – Coalizione clima, Anna Parasacchi – coordinatrice Green Cities Network.

“La fase storica attuale è indubbiamente attraversata da due profonde transizioni: quella ambientale e quella tecnologica. Entrambe incideranno profondamente nei modelli di vita, nell’economia e inevitabilmente nel lavoro. Gli impegni internazionali e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU in ambito ambientale per i prossimi anni determineranno scelte profonde per il nostro paese. Queste sono le ragioni che ci hanno portato a definire una piattaforma integrata che prova a tenere insieme gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e la tutela e la creazione di lavoro: una vera e propria contrattazione per lo sviluppo sostenibile da declinare sia a livello territoriale che nazionale”.

Queste impegnative affermazioni aprono il documento della CGIL. Non è certo una novità che l’organizzazione di Susanna Camusso affronti temi ambientali; semmai la vera novità è nell’approccio proposto. Come ha scritto Riccardo Sanna, capo area Politiche di sviluppo, “l’idea non è di lanciare una nuova vertenza “parallela” alle altre più tradizionali, bensì di integrare la piattaforma nelle altre vertenze, in una prospettiva multilivello, che ponga i temi dell’ambiente, del territorio, del clima negli schemi di conflitto o concertazione quotidiani dell’azione sindacale, dai confronti con governo e istituzioni, ai tavoli per i rinnovi dei CCNL, piuttosto che degli accordi aziendali, nei contratti di filiera, di sito, di distretto e di bacino”. Una visione ampia, dunque, in cui la sostenibilità diventa filtro attraverso cui vagliare le politiche di sviluppo. E in più, “la Cgil rilancia una vertenza anche per rafforzare il dialogo sociale – primo fondamento della sostenibilità – e, perciò, il confronto con Cisl e Uil e le alleanze con la società civile (Asvis, Coalizione per il clima, Stati generali per la green economy ecc.) al fine di promuovere a ogni livello la partecipazione democratica delle comunità nella definizione dei bisogni collettivi, delle priorità e degli stessi obiettivi”.

Elementi di novità che meritano grande attenzione e che pongono il più grande sindacato italiano al centro di una discussione che abbandona la ritualità e l’accademia dei buoni propositi per farsi strategia di contrattazione per lo sviluppo.

Di seguito il primo capitolo della Piattaforma. Clicca qui per consultare il testo integrale.

 

Riflessioni generali

Abbiamo di fronte a noi una grande sfida. A livello globale crescono le disuguaglianze, le ingiustizie sociali, la povertà, la disoccupazione e la precarietà del lavoro. Il cambiamento climatico sta minacciando la stessa sopravvivenza della vita umana sul pianeta, mettendo già adesso in pericolo milioni di persone a causa dei fenomeni meteorologici estremi: uragani, alluvioni, crisi idrica, incendi, migrazioni climatiche. La terra sta vivendo una crisi ambientale causata dall’aumento dei consumi di risorse naturali. Il suolo è inquinato e fortemente contaminato dall’intervento dell’uomo. La cementificazione selvaggia e l’assenza di una seria politica manutentiva del territorio, del suo patrimonio storico e artistico, degli edifici pubblici e privati, non fanno che aggravare la già allarmante situazione del dissesto idrogeologico e rischio sismico del nostro paese.

Possiamo vincere la sfida solo con un’azione integrata che tenga assieme sviluppo, ricerca di piena occupazione, rispetto del pianeta e diritti umani.

Gli impegni internazionali, a partire dagli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e l’Accordo sul Clima di Parigi del 2015, ci indicano la direzione verso cui dobbiamo muoverci. Le scelte politiche nazionali però non sono sufficientemente ambiziose e non sono in grado di determinare il radicale cambiamento necessario per raggiungere quegli obiettivi. Per questo la CGIL promuove la definizione di una strategia ambientale nazionale integrata (acqua, aria, terra) che vada oltre alle dichiarazioni di intenti e definisca obiettivi concreti, pianificazione, azioni e investimenti necessari per rispettare gli obiettivi dell’ONU in materia di clima e ambiente, con ciò determinando nuovo sviluppo e occupazione sostenibile, in coerenza con i relativi indicatori.

La scrittura della strategia nazionale ambientale integrata (SNAI) dovrà seguire un percorso di partecipazione democratica con il pieno coinvolgimento delle istituzioni regionali e locali, delle parti sociali, della società civile, delle comunità. Gli obiettivi della SNAI devono coprire tutti i settori economici, integrando i principi dello sviluppo sostenibile nelle politiche macroeconomiche e di crescita. E’ solo attraverso una politica dello sviluppo sostenibile completamente integrata che si possono raggiungere gli obiettivi. Per questo occorre improntare allo sviluppo sostenibile la politica macroeconomica, la programmazione delle politiche industriali e energetiche, gli strumenti finanziari ordinari, l’impiego degli investimenti pubblici, lo sviluppo delle nuove competenze, la ricerca e l’innovazione, la digitalizzazione e l’automazione, le politiche attive del lavoro.

In un contesto istituzionale che registra sovrapposizioni e criticità verticali e orizzontali nel governo dei temi ambientali, è necessario rafforzare e conquistare un ruolo, nel processo di transizione, contrattuale confederale e di categoria in materia di sviluppo sostenibile e giusta transizione.

La Giusta Transizione è il processo economico che produce i piani, le politiche e gli investimenti per determinare un futuro in cui tutti i lavori sono sostenibili e dignitosi, le emissioni nette sono azzerate, la povertà è eradicata e le comunità sono fiorenti e resilienti. Le misure di Giusta Transizione sviluppate attraverso il dialogo sociale tra governo, lavoratori e datori di lavoro costruiscono fiducia e guidano l’effettiva trasformazione. Le misure di Giusta Transizione si devono fondare su 4 pilastri: creazione di occupazione, protezione sociale, diritti del lavoro, dialogo sociale.

Le linee guida dell’OIL sulla Giusta Transizione raccomandano “l’inclusione di specifiche disposizioni ambientali nei contratti collettivi a tutti i livelli come modo concreto di incoraggiare le imprese a rispettare le normative ambientali, incluse ma non solo le riduzione delle emissioni, per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’azienda e sviluppare la formazione dei lavoratori e dei manager”.

La transizione da un modello produttivo lineare a uno circolare, basato sull’uso efficiente delle risorse, è fondamentale sia per rispondere alla scarsità di risorse del pianeta che per aumentare la produttività e la competitività delle nostre imprese. Per questo è necessario, attraverso la contrattazione, promuovere processi produttivi sostenibili che attraverso la progettazione del prodotto, l’uso dei materiali riciclati, la qualità e la durevolezza del prodotto, consentano di risparmiare energia, acqua e materie prime, contenere i costi di produzione, ridurre la produzione dei rifiuti e rispettare l’ambiente.

La CGIL rilancia una vertenza multilivello per il lavoro, l’ambiente, il clima, il territorio e gli investimenti per lo sviluppo territoriale sostenibile, come proposto nel Piano del Lavoro, rafforzando il confronto con CISL e UIL e le alleanze con la società civile (es. ASVIS, Coalizione per il Clima, Stati Generali per la green economy, ecc.) e promuovendo a ogni livello la partecipazione democratica delle comunità nella definizione delle piattaforme territoriali. La contrattazione per lo sviluppo si deve esplicare ai vari livelli di programmazione nazionale, regionale e locale (es. documento unico di programmazione) e nella contrattazione collettiva nazionale, nei contratti di filiera, nella contrattazione aziendale, di sito e di bacino.

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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