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Onu: in milioni soffrono la fame, abbiamo gravi responsabilità

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Il nuovo “Rapporto globale sulle crisi alimentari 2018” – realizzato da Fao, World Food program in collaborazione con le altre agenzie Onu – non lascia spazio a possibili fraintesi: per diversi Paesi del mondo il problema più pressante è la fame, figlia a sua volta della guerra.

Le due pene non tormentano mai da sole, l’una genera l’altra.

Lo sanno 17  milioni di yemeniti, 9 milioni di nigeriani, 7,7 milioni di congolesi, 7,6 milioni di afgani, 6,5 milioni di siriani. Come lo sanno il Sud Sudan, la Somalia e l’Iraq.

Guerra, dicevamo, che distruggendo tutto piega l’agricoltura, decima il bestiame, rende impossibile ogni attività tesa al sostentamento e affama popolazioni disperate. Di più: i bombardamenti impediscono l’accesso all’acqua, oppure lo permettono ma si tratta di acqua contaminata. Così ne muoiono ogni giorno per malattia.

Nel rapporto leggiamo come la situazione di questi Paesi corrisponda a “un’insicurezza alimentare acuta”, vale a dire una fame così grande da essere una minaccia per la vita delle persone. E anche quando le tabelle del rapporto ci spiegano che milioni di persone in Etiopia, in Malawi, nello Zimbawe, in Kenya stanno soffrendo la fame non per la guerra ma per la siccità, certamente sarebbe un deliberato atto di irresponsabilità pensare a una pura fatalità. Di fatto, gli interessi economici dei Paesi più potenti della Terra sono una causa diretta di situazioni di questo tipo, aggravata anche dal fatto che alcuni di essi – sordi di fronte alle prove portate dalla comunità scientifica internazionale – negano persino l’esistenza di un problema climatico.

Il rapporto purtroppo prevede che nel corso del 2018 le guerre daranno luogo a crisi alimentari ancora maggiori, in special modo in Paesi come l’Afghanistan, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Nord Est della Nigeria, la regione del Lago Chad, il Sud Sudan, la Siria, lo Yemen oltre alla Libia e il Sahel centrale (Mali e Niger). E lo Yemen sarà probabilmente la nazione con la crisi alimentare più grave al mondo.

Nulla di buono, in fatto di previsione, neanche per i Paesi che in questo momento lottano contro la siccità e in particolare Somalia, Etiopia, Kenya Orientale, Africa Occidentale.

«Rapporti come questi ci forniscono dati e analisi fondamentali per meglio comprendere la sfida – ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres – e sta a noi ora agire per rispondere ai bisogni di chi affronta ogni giorno la maledizione della fame e per affrontarne le cause alla radice». Mentre José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, avverte: «Se vogliamo raggiungere Fame Zero dobbiamo riconoscere il rapporto tra fame e conflitti. Investire nella sicurezza alimentare e nei mezzi di sussistenza in situazioni di conflitto salva vite, rafforza la resilienza e può contribuire a sostenere la pace».

 

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