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Banca d’Italia: il 25% degli italiani è a rischio povertà

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La Banca d’Italia, nella trentasettesima indagine sui bilanci delle famiglie italiane riferita al 2016, ha affermato che un italiano su quattro è a rischio di povertà, essendo aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.

Secondo Bankitalia l’indice di Gini (la misura universalmente utilizzata per misurare la disuguaglianza) è salito al 33,5%, aumentando di mezzo punto rispetto al precedente 2014 e raggiungendo quindi un livello simile a quello riscontrato nella metà degli anni novanta del secolo scorso.

Il rapporto indica come il rischio di povertà sia più elevato per le famiglie residenti nel Mezzogiorno con un capofamiglia giovane e con scarsa istruzione e chiarisce inoltre come tra il 2014 e il 2016 sia diminuita la ricchezza netta, determinata quasi interamente dal calo del prezzo degli immobili.

Come se non bastasse, l’indagine di via Nazionale rivela altri numeri: il 30% delle famiglie più ricche detiene circa il 75% del patrimonio netto rilevato complessivamente, con una ricchezza netta media di 510.000 euro. Ma c’è di più: oltre il 40% del patrimonio netto menzionato è detenuto dal 5% più ricco, con un patrimonio netto in media di 1.300.000 euro.

Al contrario, la soglia di povertà e la crescita della disuguaglianza sono aumentate tenendo conto di una quota di individui con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (soglia convenzionale usata per individuare il rischio di povertà), importo che nel 2016 ammontava a circa 830 euro mensili.

Sempre la Banca d’Italia spiega che rispetto all’indagine precedente, riferita al 2014, il reddito medio è cresciuto del 3,5% e si è pertanto interrotta la caduta iniziata nell’anno 2006, ma il reddito equivalente è ancora inferiore di 11 punti percentuali rispetto a quell’anno. Viene anche fatto notare che il reddito familiare annuo netto è stato sostanzialmente analogo a quello del 2012 e 2014 (circa 30.700 euro di media) ma è ancora inferiore del 15% rispetto a quello registrato nel 2006, prima dell’inizio della crisi finanziaria globale.

Un altro dato positivo rilevato è che la quota di famiglie indebitate ha continuato a diminuire e si è attestata al 21% rispetto al 23% del 2014.

Una nota finale indica infine che la ripresa ha interessato, sia pure in modo difforme, i nuclei con capofamiglia dai 45 ai 55 anni e con oltre 65 anni di età.

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