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Disabilità e tematiche sociali trionfano agli Oscar

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La sera del 4 marzo milioni di telespettatori hanno assistito alla consegna dei Premi Oscar per miglior film, attori, fotografia, colonna sonora e altre categorie. Tra le più acclamate vittorie c’è stata sicuramente quella del film “La forma dell’acqua”, che vede la presenza di una protagonista muta, con il premio Oscar al miglior film e alla migliore regia, grazie al maestro Guillermo Del Toro.

Ma nella notte della statuette c’è stata anche la consegna dell’Oscar al miglior cortometraggio, andato nelle mani dell’esordiente regista Chris Overton, con il suo corto intitolato “The silent child”. Quest’ultimo vede la presenza di una protagonista affetta da sordità sin dalla nascita. Il personaggio è stato interpretato dall’attrice Maisie Sly, bambina di sei anni sorda anche nella vita reale e che comunica attraverso il linguaggio dei segni che lo stesso Overton ha imparato per interagire con la sua attrice. Al fianco di Maisie Sly troviamo l’attrice Rachel Shenton che interpreta il ruolo di una assistente sociale che corre in aiuto della piccola protagonista per insegnarle il linguaggio dei segni. La storia è legata proprio alla Shenton, che all’età di 12 anni ha assistito all’avvento della sordità su suo padre in seguito a delle chemioterapie. Durante la premiazione ha affermato: “Il nostro film racconta di una bambina sorda nata in un mondo di silenzio. E’ quel che accade: milioni di bambini in tutto il mondo vivono nel silenzio e affrontano barriere comunicative, soprattutto nell’accesso alla comunicazione. La sordità è una disabilità invisibile – ha aggiunto –. Per questo voglio rivolgere il più grande ringraziamento all’Accademia, che ha permesso di mostrarla a un pubblico così ampio”, mantenendo la promessa fatta alla piccola attrice, ossia quella di “segnare” il proprio discorso.

Il cortometraggio è ambientato in una Inghilterra rurale e la piccola protagonista proviene da una famiglia della classe media, composta da lei, i suoi fratelli maggiori, una madre stressata a causa dei troppi impegni e un padre alienato a causa dell’eccessivo lavoro. Sarà un’assistente sociale (Rachel Shenton) a segnare una svolta nella vita della bambina, che potrà finalmente rompere il suo silenzio e cominciare a relazionarsi con gli altri.

E’, inoltre, necessario menzionare un’altra importante vittoria durante la notte più famosa delle premiazioni. Si tratta dell’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale al quasi novantenne James Ivory, per il film “Chiamami col tuo nome” del regista italiano Luca Guadagnino (che vi avevamo consigliato in questo articolo). Il film racconta un amore omosessuale nell’Italia degli anni ’80, ma questo poco importa a Ivory, che durante il suo discorso ha affermato: “Che siamo omo o eterosessuali tutti siamo passati attraverso l’esperienza del primo amore”. Questo è stato uno dei momenti clou della serata, assieme al super applaudito discorso di Frances McDormand, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice nel film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, che, dopo aver fatto alzare in piedi tutte le donne candidate ai premi Oscar, tra cui Meryl Streep, ha semplicemente detto: “Inclusion Rider”, riferendosi alla clausola facoltativa che può essere inserita nei contratti dagli attori, richiedendo che cast e troupe soddisfino un certo livello di diversità ed equità, senza alcuna distinzione razzista, sessista e omofoba.

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