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Prevista forte scarsità di acqua nel Pianeta per il 2030

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Secondo le previsioni dello Stockholm International Water Institute (Siwi) nel 2030 quasi il 50% della popolazione mondiale potrebbe avere gravi problemi di scarsità di acqua. Possibili soluzioni saranno la dissalazione dell’acqua marina oltre allo sviluppo degli standard internazionali di impatto ambientale degli stessi.

Anche di questo si è parlato al convegno “L’emergenza idrica e la dissalazione dell’acqua marina: impatti e normativa” organizzato da Idroambiente nel corso di una riunione dell’associazione Marevivo a Napoli.

Nel corso dell’evento Sergio Colagrossi, ingegnere esperto in tecnologie “green” tra cui i dissalatori, ha spiegato: «Gli impianti di potabilizzazione dell’acqua marina sono diffusi in tutta l’area del Mediterraneo. La contemporanea maggiore domanda prevista di acqua potabile e scarsità di risorse indurrà ad adottare sempre più impianti di desalinizzazione. Alcune criticità emergono tuttavia, sia per gli impatti degli impianti sull’ambiente sia, al contrario, su alcune variabili che l’ambiente può introdurre negli impianti, come ad esempio la presenza di alghe che possono rilasciare sostanze tossiche le quali hanno dimostrato di poter permanere nell’acqua potabile prodotta dagli impianti ad osmosi inversa».

Non a caso nello studio presentato da Francesco Aliberti, professore di Igiene generale e applicata nella facoltà di Biologia dell’Università Federico II di Napoli, per quanto riguarda l’impianto del dissalatore posto a Lipari esaminato nel suo corpo idrico, è emersa un’alterazione dell’ecosistema in alcune zone. Rivelando tra l’altro una diminuzione della Posidonia marina, una pianta acquatica indispensabile per la stabilità dell’ecoambiente marino. Probabilmente l’impatto negativo è dovuto anche all’assenza di un’adeguata normativa ambientale, sia a livello nazionale sia europeo. Si auspica che presto si possa porre rimedio con legislazioni ad hoc.

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