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L’uomo di Neanderthal dipingeva più di 60.000 anni fa

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Due nuovi studi, entrambi pubblicati su riviste scientifiche, stabiliscono che l’uomo di Neanderthal dipingeva e quindi aveva capacità di pensiero astratto ben 20.000 anni prima dell’avvento dell’Homo sapiens.

L’uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis), così chiamato dal nome della Valle di Neander in Germania dove furono ritrovati i suoi primi resti fossili, era un ominide del genere Homo già diffuso e consolidato in Europa quando la specie dell’Homo Sapiens, cui noi uomini moderni apparteniamo, arrivò nel nostro continente dall’Africa, circa 40.000 anni fa.

Sinora, secondo la scienza, l’Homo sapiens fu il primo ominide a esprimere pensieri simbolici che gli consentirono forme di espressione artistica attraverso dipinti rupestri.

Invece due importanti studi internazionali recano nuove prove del fatto che i Neanderthal avessero capacità cognitive simili e quindi non fossero dotati di minore intelligenza.

Le prove sarebbero in alcune grotte (cuevas) preistoriche situate in Spagna le cui decorazioni sarebbero risalenti ad almeno 65.000 anni fa, quindi oltre 20.000 anni prima dell’avvento dei Sapiens.

A dire il vero, alcuni reperti Neanderthal risalirebbero anche a 120.000 anni fa: ossa, fossili, decorazioni e strumenti quotidiani. Stabilire però un’epoca per i dipinti rupestri è sempre stato molto complicato poiché l’assenza di residui organici su molti di essi rende impossibile la datazione mediante gli isotopi del carbonio (carbonio 14).

Invece, nel primo studio pubblicato sulla rivista Science, un gruppo di ricercatori guidati dalle Università del Southampton (Regno Unito) e dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia (Germania) è riuscito a datare i residui di calcite trovati sopra i dipinti e quindi dopo la loro realizzazione, il che ha permesso di ottenere una datazione minima dei dipinti. Le analisi sono state compiute in tre caverne della Penisola Iberica: nella grotta di La Pasiega, in Cantabria, nella grotta di Maltravieso e infine su stalattiti e stalagmiti dipinte di rosso nella grotta di Ardales, nel Sud del Paese. Tutti i dipinti sarebbero stati realizzati almeno 65-67.000 anni fa, all’epoca dei Neanderthal.

Non basta, poiché il secondo studio, pubblicato su Science Adavances e firmata da molti autori del primo studio, si è concentrato su alcune conchiglie bucate e con residui di colore trovate nella grotta marina di Aviones, nel Sud Est della Spagna, probabilmente utilizzate come ciondoli ornamentali.  La calcite trovata sopra questi resti indicherebbe che risalgono ad almeno 115.000 anni fa.

Naturalmente questi studi suscitano controversie poiché altri ricercatori sostengono che, per esempio, la calcite trovata e analizzata non si trovi perfettamente sovrapposta alle opere e che i pigmenti colorati su stalattiti e stalagmiti, così come i fori delle conchiglie, possano essere di origine naturale.

Vedremo con il tempo se sarà possibile reperire altri esempi di arte rupestre in altre grotte in Europa per contestare o approvare le nuove conclusioni.

 

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