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La responsabilità sociale per l’industria 4.0

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Davvero interessante il Manifesto di Confindustria sulla responsabilità sociale per l’industria 4.0. Finalmente il tema della sostenibilità sembra assumere una rilevanza strategica, piuttosto che limitarsi a operazione d’immagine o di marketing.

Precisa e incisiva l’analisi da cui il documento prende le mosse: “La crescita economica come l’abbiamo conosciuta finora, ha anche determinato una pressione ambientale non sostenibile nel lungo termine, e prodotto risultati non soddisfacenti in termini di uguaglianza e inclusione sociale. Questi problemi costituiscono una minaccia per il mantenimento del benessere in senso generale, ma anche per la stessa sostenibilità economica dell’attività di impresa”.

Responsabile la risposta alle sfide che ci aspettano: “Abbiamo bisogno di una crescita economica sostenuta, ma anche sostenibile e inclusiva. A questo risultato, ambizioso ma necessario per garantire pace e prosperità, e che non si può ottenere senza un impegno condiviso da parte dei Governi dei Paesi più importanti, puntano i 17 Sustainable Development Goals, gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile – approvati in sede ONU e sottoscritti anche dall’Italia – che configurano un’Agenda mondiale comune con orizzonte 2030”.

Corretto il ruolo attribuito al sistema imprenditoriale: “Ma un nuovo modello di crescita economica e la soluzione dei più gravi problemi del mondo non possono concretizzarsi senza il contributo delle imprese. Sono infatti l’innovazione, e la sua concreta applicazione produttiva, che rendono possibile la sostenibilità: due driver che insieme definiranno la transizione verso un’economia più circolare, più efficiente nell’uso delle risorse, a basse emissioni e più inclusiva”.

E così, finalmente, si riscopre l’importanza di una figura troppo a lungo dimenticata: “Adriano Olivetti ha insegnato a tutto il mondo che prendersi cura dei dipendenti, delle loro famiglie, della comunità, crea al contempo valore economico per l’impresa e valore sociale”.

Speriamo che il Manifesto di Confindustria testimoni davvero una nuova consapevolezza del mondo imprenditoriale e, soprattutto, che gli impegni solennemente dichiarati non si dissolvano come neve al sole alla prima difficoltà o alla prima occasione di massimizzare i profitti.

Di seguito un estratto del documento.

MANIFESTO DI CONFINDUSTRIA PER LE IMPRESE CHE CAMBIANO PER UN PAESE PIÙ SOSTENIBILE

I vantaggi della sostenibilità d’impresa

Praticare una gestione sostenibile, improntata a criteri della Responsabilità sociale d’impresa, significa saper identificare e poi praticare i comportamenti responsabili e sostenibili più consoni con il proprio contesto di business – settore, tipo di mercato, posizione nella catena del valore, attività dell’impresa e suoi impatti e relazioni con il territorio e con gli stakeholder più rilevanti.

Proprio perché legate alle specificità delle attività di impresa, sono molte le modalità con cui un approccio gestionale ispirato alla sostenibilità può concretamente manifestarsi. Non esiste una ricetta buona per tutte le imprese: il fattore comune è che si tratta di iniziative volontarie oltre quanto imposto dalle norme di legge.

Solo a titolo di esempio, è utile ricordare in che cosa si può concretamente tradurre un approccio ispirato alla sostenibilità. Una gestione sostenibile può riguardare la riduzione degli impatti ambientali connessi con le attività produttive, il welfare aziendale, misure di rafforzamento della prevenzione degli infortuni, iniziative a supporto della comunità. Ma può anche e soprattutto portare allo sviluppo di prodotti e servizi che rispondano a bisogni sociali emergenti, inclusa la maggiore efficienza energetica nella fase di utilizzo. In questo senso, un orientamento gestionale che integri la sostenibilità è anche uno stimolo all’innovazione di processo e di prodotto e un investimento in capitale intangibile: umano, intellettuale, relazionale. Il fatto che questo comporti maggiori costi non deve alterare il giudizio sulla sua opportunità. Solo distinguendosi per le performance ambientali e sociali dei propri prodotti e sistemi di gestione sarà possibile ottenere una migliore considerazione da parte del mercato, sia questo costituito da altre imprese o da consumatori finali.

La globalizzazione ha cancellato, per le imprese italiane, la possibilità di affidare la propria competitività al solo fattore prezzo, spingendo verso l’innovazione e la qualità.

Negli anni a venire, la sostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi sarà un ingrediente sempre più rilevante della qualità.

È opportuno pertanto ricordare quali vantaggi possano conseguire dalla considerazione di aspetti di sostenibilità. I benefici per le imprese si possono riscontrare in termini di

  • minori costi, ad esempio quando la scelta di modalità operative di minore impatto (si pensi all’efficienza energetica degli impianti) comporti risparmi nei costi dell’energia;
  • maggiori ricavi, ad esempio quando le caratteristiche dei prodotti / servizi offerti siano in grado di incontrare il favore della domanda. Di particolare interesse, in questo senso, è il caso delle imprese che intendono vendere i propri beni o servizi alla Pubblica Amministrazione in ambiti coperti dal Green Public Procurement. Altrettanto rilevante è il caso delle forniture di PMI a grandi imprese: sempre più spesso le grandi imprese richiedono alla propria catena di fornitura prestazioni ambientali e sociali in linea con le proprie politiche di rispetto dell’ambiente e dei diritti umani, in modo da ridurre il proprio rischio reputazionale. Tali richieste rappresentano, per converso, possibilità di sviluppare vantaggi distintivi verso la committenza da parte di PMI con produzione B2B;
  • attrazione di investitori, che leggono nelle performance ESG delle imprese il segno di una loro capacità di gestire le sfide poste dal contesto esterno e di generare valore nel medio – lungo termine
  • riduzione del rischio. Quest’ultima categoria è particolarmente rilevante quando si consideri il contesto relazionale in cui si svolgono le attività di impresa e l’importanza crescente che in tale contesto ha assunto il fattore reputazionale. Rispondere alle aspettative degli stakeholder può agevolare il raggiungimento degli obiettivi di business, mentre deluderle può comportare opposizione o addirittura boicottaggio di mercato. Degli stakeholder fanno parte anche dipendenti: sono numerose le evidenze della maggiore capacità di attrarre e trattenere talenti da parte di società note per l’impegno concreto a favore dello sviluppo sostenibile.

Anche l’integrità nella gestione dell’impresa – il rispetto di valori etici, il contrasto alla corruzione – fa parte degli strumenti di responsabilità sociale, e come per gli altri aspetti svolge una funzione sia di mitigazione del rischio sia di qualificazione positiva verso clienti, dipendenti, investitori: incrementa il capitale reputazionale. Parimenti, la cultura della trasparenza ha un potenziale valore di business: parte di un approccio gestionale orientato alla pratica della RSI consiste anche nella sua valorizzazione esterna.

Molte imprese già hanno sviluppato sistemi di misura e di reportistica esterna; altre saranno chiamate a farlo in applicazione delle norme del D.Lgs. 254 del 2016 che introducono – per alcuni soggetti – l’obbligo di predisporre una Dichiarazione non finanziaria – un esempio delle conseguenze per le imprese italiane degli scenari delineati in questo documento. Nella misura in cui le imprese abbiano adottato o intendano sviluppare iniziative di RSI coerenti con il proprio business, questa normativa non è più portatrice di nuovi oneri ma acquista il valore di un’opportunità di concreta misurazione dell’impatto di tali iniziative e di loro valorizzazione con la comunicazione.

L’impegno di Confindustria

In coerenza con il quadro presentato, e sottolineando come l’adozione di pratiche di Responsabilità sociale d’impresa debba rimanere in ogni caso una scelta volontaria delle singole imprese, Confindustria intende promuovere la diffusione della pratica e della cultura della sostenibilità nel sistema industriale italiano.

In qualità di attore e rappresentante del sistema produttivo italiano, Confindustria non può ignorare il tema della sostenibilità. Non può e non deve, perché i rischi sono elevati e lo stesso sistema produttivo non si può permettere di correrli. In questi anni, per molte imprese il problema principale è stata la sopravvivenza alla crisi. Un problema legato alla domanda, alla crescita insufficiente, al peso del fisco, al rapporto con le banche: tutti aspetti che rimangono al centro dell’azione di Confindustria. L’attenzione per la sostenibilità non incide sulla centralità delle rimozione delle cause della minor crescita italiana nel contesto europeo, ma non è nemmeno – rispetto a questa – un argomento secondario, marginale o diverso: è nella prospettiva dello sviluppo sostenibile che va ricercata la risposta ai problemi strutturali dell’economia italiana. E poiché la struttura industriale italiana è costituita in gran parte da PMI, è nei loro confronti che occorre produrre lo sforzo maggiore.

La sottoscrizione, insieme ad altre organizzazioni datoriali, del documento dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) “Le imprese italiane insieme per gli obiettivi di sviluppo sostenibile” costituisce un primo passo in questa direzione.

La stessa adesione di Confindustria al Patto di Milano, “Le imprese italiane insieme per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, insieme alle altre associazioni imprenditoriali italiane, conferma la necessità e la volontà di cambiare modello di sviluppo per una crescita più sostenibile, inclusiva ed equa.

Tenuto conto anche degli impegni sottoscritti, Confindustria intende impegnarsi in azioni rivolte in primo luogo alle imprese associate, con l’obiettivo di

  1. Alimentare e supportare la sensibilità e la consapevolezza dei problemi sociali e ambientali che hanno maggiore probabilità di impatto per le imprese italiane, sia in termini di potenziali nuovi spazi di business sia in termini di prevenzione dei possibili rischi
  2. Promuovere la considerazione della sostenibilità nei sistemi di governance delle imprese, quali i Consigli di Amministrazione (ad esempio con iniziative di formazione dei Consiglieri), nei sistemi di remunerazione del top management e nella redazione dei piani strategici
  3. Promuovere l’innovazione dei modelli di business e lo sviluppo di strategie aziendali orientate verso i Sustainable Development Goals, anche attraverso la raccolta e la diffusione di best practice
  4. Sviluppare programmi di formazione sulla sostenibilità, sulle caratteristiche dell’Agenda 2030 e dei Sustainable Development Goals e partecipare alla definizione di un piano di azione comune, anche attraverso gruppi di lavoro con altre Associazioni di imprese
  5. Sostenere e promuovere l’adozione di politiche e sistemi di gestione volti ad assicurare l’integrità dei comportamenti e il contrasto alla corruzione, che rappresenta un importante ostacolo alla competizione di mercato e allo sviluppo di un sano sistema produttivo

Inoltre, l’azione di Confindustria sarà rivolta verso le istituzioni, al fine di:

  1. Proporre e ottenere strumenti di politica economica a favore delle imprese che adottano buone pratiche di RSI attraverso la leva fiscale, la valorizzazione negli appalti pubblici e nella concessione dei finanziamenti da parte del sistema bancario e creditizio
  2. Orientare le iniziative di sostegno alla ricerca – pubblica e privata – verso soluzioni che diano risposta ai problemi dello sviluppo sostenibile;
  3. Richiedere al Governo un impegno costante per sostenere e promuovere il raggiungimento dei Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite attraverso l’implementazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e misure coerenti con gli impegni sottoscritti. Infine, l’impegno di Confindustria sarà anche rivolto alla collaborazione con altre organizzazioni, come ad esempio le Università e le organizzazioni not-for-profit.

In particolare, l’obiettivo sarà di:

  1. Promuovere lo sviluppo di partnership pubblico- private, e con il terzo settore, attraverso azioni di sensibilizzazione e informazione verso le imprese, per favorire l’innovazione e la creazione di valore condiviso
  2. Incoraggiare le Business School e le Università a sviluppare una cultura della sostenibilità come modello di comportamento per le imprese.
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