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L’intelligenza artificiale in Italia non decolla

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In Italia l’intelligenza artificiale (IA) stenta ad avere successo anche se, stando ai dati forniti dall’ Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, le domande di lavoro relative a progetti che includono l’impiego di intelligenze artificiali è in aumento.

La diffusione dell’IA nel nostro Paese risulta disomogenea: questo dipende senz’altro dal diverso grado di conoscenze posseduto dalle aziende italiane in materia di tecnologia ma, nonostante il gap, le imprese parrebbero propense a investire nel settore dell’IA. Permangono oggettivi ostacoli e dubbi sull’effettiva ricaduta, soprattutto in termini economici, di una simile scelta: l’IA affascina senz’altro possibili investitori ma è percepita spesso ancora come un azzardo.

Attualmente i campi privilegiati di applicazione dell’IA sono l‘Intelligent Data Processing, a quota 35% e che utilizza algoritmi per estrarre informazioni e avviare azioni basate sulle informazioni estrapolate, e i Virtual Assistant o Chatbot, nati per simulare conversazioni reali e fermi al 25%.

Nei 469 casi globali di utilizzo di IA presi in esame dall’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano è emerso, infine, che solo il 38% delle iniziative che ricorrono all’IA funziona a pieno regime e che una su cinque è in corso di miglioramento.

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