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Arriva nelle grandi aziende il manager della felicità

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È nata negli Usa una nuova figura professionale e manageriale: si tratta del “Chief happiness officer” che, tradotto nella nostra lingua, non sarebbe altro che il manager della felicità.

Del resto, nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti dì America del 1776 è stato scritto: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità.”

Nasce quindi questo professionista, inserito nello staff direzionale delle grandi aziende, che si deve preoccupare di ottenere il benessere dei dipendenti, comprenderne le necessità e interpretarne i bisogni; quasi certamente questa nuova figura manageriale arriverà anche in Europa e nel nostro Paese anche se ancora non è chiaro quale sia il titolo di studio richiesto.

Non a caso, quando comincia in una grossa azienda l’inserimento dei Millennials, nel momento in cui il dipendente è bravo, motivato, sa lavorare su programmi informatici e sulle nuove tecnologie, all’azienda interessa non vederselo scappare a favore non tanto di situazioni economiche migliori, quanto verso nuove esperienze o sfide sempre più interessanti. Infatti i Millennials sanno bene che un posto di lavoro non è per sempre e si guardano costantemente intorno per trovare nuove soluzioni.

Spiega infatti Francesca Contardi direttore di HeasyHunter, azienda specializzata nella ricerca di personale altamente qualificato: «E’ anche così che si trattengono i migliori talenti in azienda  anche perché nel mondo dei colletti bianchi è iniziato il turnover e nelle grandi imprese, parliamo di quelle con circa 500 dipendenti, stanno iniziando a entrare i Millennials e avere a bordo persone motivate e serene diminuisce l’assenteismo, favorisce la collaborazione tra i colleghi migliorando così anche le performance dei singoli. E di conseguenza, dell’intera struttura».

Forse leggere un discorso del genere può rendere perplessi, ma appare chiaro che un’azienda vuole ottenere numeri positivi; è perciò evidente che dipendenti scontenti non possono ottenere risultati coerenti e soddisfacenti, poiché parliamo di esseri umani e non di robot.

Pertanto, compito del manager della felicità, non è tanto preoccuparsi della situazione economica dei dipendenti (cioè occuparsi di denaro, benefits o con welfare aziendale sempre più presente nelle grosse aziende), quanto del loro benessere psicofisico. Questa figura aziendale provvederà quindi all’organizzazione degli spazi nel luogo di lavoro, a controllare che per esempio la mensa possa fornire cibo biologico, che ci siano spazi verdi, attenzione verso il risparmio energetico, illuminazione il più naturale possibile. Ci possono essere poi soluzioni spezza-lavoro come un servizio di lavanderia, un salottino per relax oppure anche una piccola palestra antistress; naturalmente il compito principale di questo manager della felicità sarà ascoltare, consigliare e, perché no, aiutare a risolvere problemi personali.

 

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