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Malattie sessualmente trasmissibili: con l’e-test aumenta il numero di chi si controlla

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I dati parlano chiaro: in Italia il 15% dei sieropositivi non sa di esserlo. E questo è un male perché, non sapendolo, i malati non si sottopongono alle cure necessarie per  la vita e, cosa pericolosissima, espongono gli altri, ignari a loro volta del pericolo, al contagio.

Ma come convincere le persone a sottoporsi al test per le malattie sessualmente trasmissibili? Si poterebbe a questo proposito far tesoro di uno studio britannico recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos Medicine: secondo la London School of Hygiene, più persone farebbero il test se a offrirlo è il web. Solo il 26.6% dei volontari a cui era stato offerto il test usando modalità “tradizionali”, attraverso cioè messaggi di testo che davano informazioni su dove recarsi per effettuare gli esami clinici, avevano effettivamente scelto di sottoporsi all’esame. Diversa è stata invece la percentuale, assestatasi attorno al 50%, di coloro che hanno fatto il test ordinandolo comodamente da casa e inviando, successivamente, il campione per posta.

I positivi al test sono stati maggiori tra coloro che avevano scelto l’e-test. In Gran Bretagna si sta valutando di estendere a tutto il Paese l’e-test perché è un metodo che risulta efficace per raddoppiare il numero di coloro che si sottoporrebbero al controllo.

Che sia la strada buona anche in Italia?

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