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Enjoy. L’arte incontra il divertimento

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Nel Chiostro del Bramante a Roma, a cavallo tra il 2016 e il 2017, l’arte ha incontrato l’amore (leggi l’articolo); oggi con Enjoy, l’arte incontra il divertimento (fino al 25 febbraio). Una mostra di arte contemporanea, come la prima curata da Danilo Eccher, dove il visitatore potrà conoscere linguaggi e poetiche “di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’arte contemporanea”: Alexander Calder, Mat Collishaw, Jean Tinguely, Leandro Erlich, Tony Oursler, Ernesto Neto, Piero Fogliati, Michael Lin, Gino De Dominicis, Erwin Wurm, Hans Op de Beeck, Studio 65, Martin Creed, Ryan Gander, Teamlab.

“La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso – sostiene Danilo Eccher – sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa”.

Il viaggio inizia proprio nello spazio centrale del Chiostro con l’allestimento realizzato site specific dall’artista Michael Lin e dal suo Studio, in collaborazione con studenti e giovani artisti romani. Poi l’ingresso nelle 14 stanze, in compagnia di una delle 4 audioguide disponibili, pensate per coniugare il rigore scientifico e la leggerezza dello stupore e del divertimento.

Impossibile, anzi inutile, descrivere l’intero percorso. Si può solo suggerire di trovare il tempo necessario per lasciarsi avvolgere dalle suggestioni dell’incontro con ciascun artista. Ma, contestualmente, non si può fare a meno di condividere con il lettore qualche impressione.

A partire dall’incontro con il Grande Mobile Rosso (1961) di Alexander Calder. La scultura leggera, i cui “petali” si muovono al passaggio dei visitatori, ipnotizza e stupisce, allude al volo, richiama la fragilità e la complessità, cattura lo sguardo e l’immaginazione.

Per proseguire con stupore di tutt’altra natura alla vista dell’opera The Centrifugal Soul  (2016) di Mat Collishaw. Un oggetto strano, composto da più livelli sovrapposti popolati di fiori e uccelli del paradiso in perenne movimento che attraggono lo sguardo e seducono per la molteplicità delle forme cangianti. Siamo di fronte a un “grande zootropio a tema naturalistico”, un sofisticato dispositivo ottico, inventato nell’Ottocento, per visualizzare immagini e disegni in movimento.

Altro momento di meraviglia nella Changing Room (2008) di Leandro Erlich. La prima sensazione è quella di essere capitati in due piccoli locali, due “camerini”, dove uno splendido gioco di specchi rilancia all’infinito l’immagine del visitatore. Ma basta un attimo di attenzione per scoprire che alcuni lati di ciascuna stanza non hanno pareti e, quindi, invitano ad accedere ad altri locali, in un gioco di rimandi senza fine.

Tony Oursler, invece, stupisce con Obscura (1996/2013), installazione video realizzata con sfere di poliuretano e 7 proiettori. Una molteplicità di occhi i cui sguardi, in continua mutazione, avvolgono lo spettatore e lo interrogano, immergendolo in mille pensieri.

Ancora due interventi di puro divertimento, questa volta anche per i bambini. Il primo consiste nell’opera di Martin Creed, Work N° 1584. Half the air in a given space (2013). Un piccolo locale, con due porte a vetri, completamente riempito di palloncini rossi. Il visitatore potrà immergersi in questo universo incantato e camminare totalmente coperto da centinaia di sfere rosse. Solo o in compagnia, anche in questo caso lo stupore è assicurato.

E poi, Michey dei sogni (2015), intervento di Studio 65, studio di architetti associati di Torino. Si tratta di un’immensa poltrona di Topolino in poliuretano espanso, foderata di stoffa nera a pois bianchi. Nessuno, ma davvero nessuno, resiste alla tentazione di arrampicarsi, sedersi e farsi fotografare.

La mostra termina con l’istallazione Flowers and people – Dark (2015) di Teamlab, gruppo di creativi giapponesi. Un originale “quadro in movimento” che modifica la propria immagine in relazione agli spostamenti del visitatore.

Parlando di questa selezione di opere certamente ho fatto torto agli altri artisti in esposizione; ciascuno di loro merita di essere ricordato ma, soprattutto, di essere ammirato visitando la mostra. Un’ultima considerazione. Nessuno dimentichi che Enjoy non è solo divertimento. Enjoy è soprattutto un’interessante mostra di arte contemporanea, peraltro corredata di eccellenti schede illustrative.

 

"Il rumore delle cose che iniziano" di Evita Greco
"La bambina e il sognatore" di Dacia Maraini

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