selfie musei

Pubblicato il 4 gennaio 2018

I selfie nei musei giovano alla diffusione dell’arte?

Dopo decenni di lotta, di divieti, di espressioni severe, arcigne e compassate, di agguati a incauti turisti ammaliati davanti all’opera d’arte a lungo sognata e ora lì, in carne ed ossa, pardon legno e tela, oppure marmo o bronzo, i curatori dei musei e delle mostre hanno deciso di arrendersi e hanno compreso che persino la pubblicazione dei selfie con le opere d’arte può diventare un veicolo pubblicitario di grande importanza.

Questo cambiamento è cominciato nel 2012 a Londra quando, al Barbican Center viene installata La stanza della pioggia, una stanza dove piove ovunque tranne sopra a chi ci entra e permette quindi di camminare sotto la pioggia senza bagnarsi. Attirando così tante persone e tanti selfie che hanno contribuito certamente a renderla più famosa.

A quanto pare, anche il marketing vuole la sua parte e quindi i grandi musei hanno inserito i “punti selfie” in cui è possibile, appunto, scattare foto ricordo e portare con sé per sempre un’esperienza vissuta e gustata fino in fondo.

Ma la fantasia degli operatori marketing non si è certo limitata a questo: a Parigi, per esempio, hanno creato una segnaletica per entrare dentro il mondo di Jeff Koons, mentre a Madrid sono stati piazzati dei cartonati di Velazquez in cui è possibile mettere il proprio viso ambientato in scene del 1600; per non tacere poi di una società  di comunicazione che si è inventata il sito «VanGoYourself», che propone da una parte un’opera d’arte famosa e dall’altra consente lo spazio per imitarla a chiunque voglia cimentarsi.

Esistono, come è normale che sia, due scuole di pensiero: chi promuove questi nuovi mezzi, afferma che sono modi per attirare all’arte le nuove generazioni, i puristi dal canto loro, invece, si indignano per la contaminazione dell’essenza dell’arte.

Crediamo sia molto difficile arginare i selfie ma pensiamo che ci possano essere nuove tecnologie per permettere fotografie alle opere d’arte senza che subiscano alcun danneggiamento. Forse in questo modo eviteremo i divieti e nello stesso tempo permetteremo che le opere viaggino con noi nella nostra vita.

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Patrizia Abello

Sono nata a Milano da genitori piemontesi. Mi sento però a tutti gli effetti milanese perché amo profondamente la mia città. Ho svolto nel corso degli anni praticamente tutti i lavori inerenti ad aziende di commercio alimentare. Sono poi passata a interessarmi di economia e finanza ma le mie passioni rimangono quelle umanistiche, in particolare la Storia. Mi piace molto scrivere, attività che ho sempre svolto con molta passione.

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