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Associazione ed enti chiedono un Ministero della Pace

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Un Ministero della Pace che si occupi di gestione dei conflitti sociali, promozione della difesa civile, realizzazione di politiche di disarmo e conversione dell’industria bellica, educazione alla nonviolenza. E’ questa la proposta lanciata nei giorni scorsi da una cordata di associazioni ed enti, capitanati dalla Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Benzi, che invitano il prossimo governo a istituire questo originale, ma non troppo, Ministero, in linea con l’art.11 della Costituzione. Un simile dicastero è già presente, ad esempio, in Costa Rica, Nepal e isole Solomon, Panama. Ad aderire all’iniziativa, presentata al Senato alla vigilia di Natale, Azione Cattolica, Pax Christi, Focsiv, Centro Diritti Umani di Padova, Movimento Nonviolento, CESC Project. Testimone dell’iniziativa l’attore Giuseppe Fiorello: «Sono qui perché mi è piaciuta l’idea. Ho sempre amato gli utopisti, i visionari, quelli buoni, che costruiscono concretezza. Questo è stato don Oreste Benzi, uno che dalla quotidianità, dalle piccole cose ha costruito la storia».

«In un momento storico in cui si riaffaccia il pericolo nucleare è necessario fare una scelta politica coraggiosa», il commento di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità di don Benzi che diceva sempre «da quando l’uomo esiste, ha sempre organizzato la guerra. E’ arrivata l’ora di organizzare la pace».

Ramonda chiede anche la trasformazione del servizio civile universale da volontario in obbligatorio, «perché i giovani diano un anno per il bene comune». Proposta che vede d’accordo Francesca Puglisi, deputata dem che sottoscrive la proposta del nuovo ministero: «Non è una provocazione, ma una proposta che si può concretizzare in modo fattivo, un impegno che deve attraversare la politica».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Azione Cattolica. «Se la costruzione della pace è un compito delle istituzioni», evidenzia il vicepresidente dell’Azione Cattolica Michele Tridente, «da questo ruolo non possono prescindere i corpi intermedi e i cittadini. Un ministero della Pace dovrà avere compiti di coordinamento, per organizzare il bene mettendo assieme le tante forze positive del Paese, a partire dal servizio civile. Per l’Azione Cattolica è un dovere, da 150 anni promuove la cultura del rispetto dei diritti umani e della nonviolenza. Partendo dalla cultura della legalità. E la scuola è un luogo nodale per educare alla gestione dei conflitti. Che non vanno evitati, ma gestiti col dialogo».

A fornire qualche dato significato è, invece, Marco Mascia, docente in relazioni internazionali dell’Università di Padova, che in relazione alla proposta, spiega: «Ce lo chiede l’articolo 11 della Costituzione, sul ripudio della guerra. Ce lo chiedono i 380 mila giovani che hanno fatto il servizio civile dal 2001, i 6 milioni di volontari, i 600 comuni del Coordinamento enti locali per la pace, che rappresentano più del 40% degli italiani, le centinaia di scuole della rete per la pace, i milioni di migranti e rifugiati citati dal Messaggio per la Giornata della pace del Papa per il 2018».

“Ministero della Pace: una scelta di governo” è dunque un’azione della società civile a tutti gli effetti (qui il link al sito ufficiale) che vuole arrivare a compimento e che senza dubbi otterrà il consenso di migliaia tra associazioni e cittadini.

E su quale debba essere la prima azione di questo ipotetico Ministero, Ramonda non ha dubbi: «Ridurre al massimo le scandalose spese attuali per gli armamenti. C’è chi è privo del necessario per vivere e invece i governi spendono miliardi di euro per le armi e in guerre mosse da motivi economici ancora prima che politici. Questi miliardi dovrebbero essere reinvestiti verso la scuola, il mondo del lavoro, la sanità, il sostegno delle famiglie in difficoltà”. Sono tempi bui, “dove la corsa agli armamenti ci fa trovare ora in una situazione assurda: il primo folle che schiaccia il bottone del nucleare fa saltare tutto. È il momento di dire ‘basta’ a tutto questo».

 

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