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“Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” di Salvatore Basile

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Se avete amato “Il favoloso mondo di Amelie” non potrete non apprezzare il libro che la redazione di Felicità Pubblica vi consiglia questa settimana: “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”, il primo romanzo dello sceneggiatore napoletano Salvatore Basile pubblicato nel maggio 2016 con Garzanti.

Si tratta di un libro diventato un piccolo fenomeno letterario prima ancora della sua pubblicazione. Prima di entrare nel merito della trama e dei motivi per i quali vi consigliamo di leggere queste 294 pagine, vale dunque la pena soffermarsi sul come è nato il libro e sulla grande attesa generata alla vigilia della sua pubblicazione.

Tutto nasce nell’ottobre del 2014 quando l’autore, sorseggiando un caffè di prima mattina, si imbatte in una curiosa notizia pubblicata sul giornale: alla stazione centrale di Milano è stato ritrovato un polmone d’acciaio, dimenticato da qualcuno che non è mai andato a reclamarlo. Da quel momento rimane affasciato dal mondo degli oggetti smarriti e comincia a immaginare una storia. Passano alcuni mesi e nel maggio del 2015 un’importante agenzia letteraria scopre il romanzo e lo invia a tutte le principali case editrici italiane che si innamorano alla spicciolata di questa tenera storia. Nell’estate del 2015 parte un’asta agguerrita che dura settimane ma alla fine ad avere la meglio è proprio Garzanti. Qualche mese dopo, a ottobre 2015, nonostante il libro non sia ancora stato pubblicato, alla Fiera di Francoforte tutti ne parlano e i suoi diritti vengono venduti prima in tutta Europa e poi nel mondo. A maggio del 2016 “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” arriva nelle librerie italiane ed è lì che vi consigliamo di andare, alla vigilia di Natale, per fare i vostri regali ad amici e parenti.

Ma cos’ha di così speciale questo romanzo? Va detto innanzitutto che si tratta di un romanzo ricco di buoni sentimenti – amore, amicizia, affetto familiare, devozione per il lavoro – senza però mai risultare melenso e stucchevole. Al contrario.

“Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” è una favola moderna ma dai sapori antichi, dove il tempo sembra essersi fermato all’interno di una stazione di un piccolo (e inesistente) paesino dell’Appenino, probabilmente abruzzese, dove la vita del protagonista, Michele, scorre senza alcun entusiasmo e in piena solitudine, scandita solo dalla partenza mattutina e dall’arrivo serale dell’unico treno che lui ha il compito di pulire a fine corsa. Le uniche novità che caratterizzano l’esistenza di questo giovane dalle abitudini di un anziano, sono gli oggetti smarriti che trova sul “suo” treno e che conserva gelosamente in quella che, più che una casa, è ormai un vero e proprio museo del modernariato. Oggetti che ha pian piano imparato ad amare e che sostituiscono il ricordo di quella madre partita con il treno quando lui era un bambino e mai più tornata a cercarlo, e di quel padre triste e votato al lavoro che ormai non c’è più.

Una vita piatta e sempre uguale, quindi, fino a quando alla sua porta bussa Elena – una nuova Amelie Poulain – che in pochi minuti riempie la casa di stranezza, magia, entusiasmo e soprattutto colori, quei colori che Michele aveva ormai smesso di guardare ma che per lei, invece, identificano ogni persona che incontra.

Da quel momento la vita di Michele prende tutta un’altra piega, in un’eterna lotta tra mantenere lo status quo che gli dà sicurezza e lasciarsi andare alla scoperta del mondo sconosciuto che vive e vibra al di fuori di quella piccola stazione. Quale dei due aspetti prenderà il sopravvento?

“Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” è, come dicevamo, un romanzo ricco di sentimenti e spunti di riflessione intorno a temi come l’amore, l’amicizia, il lavoro, la famiglia e, soprattutto, l’abbandono. Quell’abbandono, volontario o meno, che i due protagonisti hanno vissuto e davanti al quale hanno deciso di reagire in maniera opposta. Loro, così diversi ma forse estremamente simili, accomunati da quell’essere considerati dagli altri troppo “strani” (proprio come Amelie), ma così bisognosi di affetto proprio come ogni essere umano.

A completare il quadro sono i diversi personaggi, più o meno importanti per Elena e Michele, che incrociano le vite dei protagonisti lasciando dietro di loro un messaggio sempre forte, sincero e mai banale.

“C’è sempre un colore che può illuminare i nostri sogni”, si legge sulla copertina del libro. Seguite il nostro consiglio: leggete questo libro ma soprattutto individuate il vostro colore e seguitelo. Sempre.

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"Gli sdraiati" di Francesca Archibugi

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