#maipiùsole

Pubblicato il 7 dicembre 2017

#maipiùsole: un progetto a sostegno dei diritti delle donne afgane

L’Afghanistan è un Paese consumato dalla guerra e dalla violenza, un Paese con una situazione inconcepibile soprattutto per donne e bambini.

Più di 1400 anni fa, l’Islam disse che tra i due sessi doveva esserci parità di uguaglianza e di diritti, se ci giriamo un attimo arrivando al 2017, possiamo vedere che oggi questa è utopia. Sotto il fondamentalismo islamico le donne non sono come gli uomini, ma vengono trattate come se non fossero esseri viventi, violentate sessualmente, psicologicamente e fisicamente, spesso nessuna delle tre fa eccezione, ogni giorno senza tregua, anche perché, queste violenze spesso vengono commesse e tollerate anche dalle autorità governative e militari. Le donne sono obbligate a sposarsi precocemente, la maggior parte delle donne in Afghanistan non ha assistenza sanitaria, 24.000 donne l’anno muoiono di parto e infezioni correlate, il 70% muore di tubercolosi, l’85% è analfabeta, l’Afghanistan è al secondo posto dopo la Sierra Leone per mortalità femminile.

Le afgane combattono ogni giorno con tutto questo dramma: per aiutarle è nato il progetto #maipiùsole, una goccia d’acqua nel deserto che, insieme alla campagna di crowdfunding creata da CISDA Onlus (Coordinamento Italiano di Sostegno alle Donne Afgane), può diventare un oceano.

Il progetto #maipiùsole insieme alla campagna di crowdfunding, che possiamo trovare sulla piattaforma Produzione dal Basso, cercheranno di riportare un po’ di dignità a queste donne, usurate dal dolore fisico e psichico. Il progetto, infatti, consiste nel fornire assistenza legale alle donne vittime di violenza e nel dare più potere alle comunità locali, in continuità con le attività promosse nel Centro Legale di Jalalabad che, in passato, ha già avuto aiuti da fondi privati.

Il progetto ha più obiettivi: il principale è quello di realizzare degli interventi utili alla lotta contro la violenza sulle donne, cercando di promuovere da una parte lo sviluppo sociale, legale ed economico, dall’altra, sostenere la cultura dei diritti umani delle donne, educando alla legalità e al rinforzare il sistema giuridico.

Si sosterrà dunque l’assistenza legale, quindi il trattamento psicologico, che servirà alle donne abusate di reintegrarsi nella propria famiglia o essere seguite in tribunale, in caso volessero chiedere giustizia. Per queste donne in pericolo c’è anche la possibilità di essere accolte nella casa protetta che Hawca gestisce a Kabul, un ambiente sicuro e momentaneo nato con lo scopo di proteggerle.

Il crowdfunding del progetto promuove anche una formazione in materia di diritti umani, insieme alla continuità dei tirocini dei giovani laureati e la formazione di studenti della facoltà di giurisprudenza.

Oggi, fortunatamente, per queste donne si sta muovendo qualcosa, grazie anche al coraggio che la maggior parte di loro sta prendendo, perché affiancate e aiutate dalle associazioni che promuovono i loro diritti, sostenendo la lotta contro le violenze che subiscono, come l’Istituzione MOWA (Ministero Affari Femminili), NAPWA (National Action Plan for the Woman of Afghanistan) ed EVAW (Eliminazione della violenza contro le donne); quest’ultima ha avuto un’approvazione da parte del governo afgano e tutte e tre insieme, hanno contribuito alla più grande e importante iniziativa legale presa dal governo per criminalizzare gli atti di violenza contro le donne e portare i colpevoli davanti ad un tribunale.

Il progetto #maipiùsole insieme alla campagna di crowdfunding del CISDA, vogliono guardare in alto, per poter far aprire gli occhi e le menti sui diritti delle donne e far conoscere le leggi che le tutelano, per questo bisogna creare formazione, far nascere nuovi avvocati, per aiutare queste donne e quelle future.

Ma la radice va estirpata dall’interno, cosa vuol dire? Che questi problemi derivano soprattutto dall’ambiente familiare, cioè sono le famiglie stesse a creare violenze: mariti, fratelli e figli emarginano le loro donne, rendendogli la vita un vero inferno e usandole come oggetti senza diritti.

Come disse il politico e diplomatico ghanese Kofi Annan: “La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti “. Facciamo che tutto questo possa arrivare a una fine.

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Roberta De Nardis

Amo il giornalismo non solo per la notizia ma anche per le curiosità e tutto quello che lo circonda, così come amo la musica, i viaggi ma soprattutto la creatività e imparare sempre di più.

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