Esma

Pubblicato il 2 dicembre 2017

Processo Esma: giustizia per i desaparecidos

La storia torna prepotentemente a chiedere il conto su quanto accadde durante la dittatura militare argentina di Videla, iniziata il 1976 e terminata il 1983. Lo fa nelle aule di giustizia – nell’ambito del processo della tragedia dei “desaparecidos” argentini (leggi qui) –  dove sono state condannate 48 persone per essere state protagoniste di uccisioni, torture, sevizie, sparizioni nell’ambito della famosa Esma (Scuola per la formazione degli ufficiali della marina), proprio durante gli anni della terribile dittatura.

La sentenza a carico dei carnefici è stata implacabile: 29 ergastoli, 19 condanne a pene detentive e quattro assoluzioni. Una giustizia che, dopo tanto tempo, è stata fatta. Ma se pensiamo a cosa fu la dittatura militare argentina in quegli anni e a quante vittime procurò – 40.000 le totali stimate – naturalmente non possiamo che parlare di un risultato parziale. Però di alto valore simbolico, là dove stiamo parlando proprio di Esma, un carcere ora divenuto luogo di memoria, entro le cui mura i prigionieri venivano ammassati come sacchi e torturati fino allo sfinimento, drogati con il pentotal per poi essere caricati sugli aerei per viaggi dai quali non sarebbero mai più tornati.

Il Tribunale federale di Buenos Aires li ha condannati, ed in particolare i fautori dei cosiddetti “voli della morte” attraverso cui centinaia di persone venivano costrette a salire su velivoli non registrati per essere gettate letteralmente nel vuoto. Abbiamo visto sul banco degli imputati 54 tra ex militari e civili accusati della più vasta gamma di crimini ai danni di 789 persone, a dispetto, però, delle 4.000 anime disperse.

L’ex capitano Alfredo Astiz – soprannominato l’angelo biondo della morte – resterà in carcere a vita, insieme a Jorge El Tigre Acosta. Entrambi avevano già ricevuto condanne per crimini contro l’umanità ed entrambi, ancora una volta, non hanno mostrato neanche la minima traccia di pentimento: «Non chiederò mai perdono per aver difeso la patria», è stata la solita dichiarazione di Astiz.

Al di là dell’ultima sentenza, attualmente si trovano in carcere 449 ex aguzzini, 553 sono agli arresti domiciliari e 420 processi sono di fatto ancora aperti in tribunale.

Sembra nulla, quindi, il processo Esma? Non proprio. Oltre alle modalità con le quali le persone venivano torturate e uccise c’è che tra coloro che oggi sono stati condannati spiccano gli aguzzini degli oppositori che hanno combattuto quotidianamente contro un sistema criminale durato anni: dallo scrittore Rodolfo Walsh alla fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo, Azucena Villaflor.

Il rischio era che tali abnormi crimini restassero impuniti o che comunque tutto finisse nel dimenticatoio. Invece così non è stato: i numerosi parenti delle vittime di una delle pagine più buie della storia recente si sono raccolti in religiosa attesa per seguire gli sviluppi di questo processo, uniti dal grido di battaglia nunca más (mai più). Insieme a loro giovani che non hanno vissuto quei terribili anni e proprio per questo simbolo di una determinazione, di una speranza, di una consapevolezza che aggiungono valore a quelle due parole che forse, ora sì, sono qualcosa di più di un grido, di una richiesta, di una protesta. Per l’Argentina questa sentenza assume il valore di una giornata storica.

 

La forza dell'empatia raccontata dal maestro Bruno Bozzetto
L'individualismo non salverà il mondo

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading Facebook Comments ...