cambiamenti climatici

Pubblicato il 27 novembre 2017

Cambiamenti climatici: a rischio anche i siti Unesco

Almeno un quarto dei siti naturali dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco versa nella precarietà più assoluta, a causa dei cambiamenti climatici. Questo è uno dei punti critici emersi durante la Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Uniti, la Cop23 più brevemente (leggi l’articolo), che si è tenuta a Bonn.

Di rendere nota questa situazione si è occupata l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), attraverso un rapporto dal titolo “Iucn World Heritage Outlook 2”, in realtà la replica aggiornata di uno studio condotto nel 2014, quando i siti a rischio classificati erano 35 su un totale di 228. Oggi il dato risulta praticamente raddoppiato perché in stato di forte precarietà si trovano 62 siti su 241. Tra i grandi nomi delle aree più minacciate ci sono il parco nazionale delle Everglades, in Florida, così come il lago Turkana in Kenya e il parco dei Virunga nella Repubblica democratica del Congo.

«Un aumento così vertiginoso verificatosi in soli tre anni – ha commentato il direttore generale dell’Iucn Inger Andersen – ci ha lasciati senza parole; nel rapporto sottolineiamo il fatto che il numero è destinato probabilmente ad aumentare. Non a caso ci sono oltre 50 siti che risultano già potenzialmente a rischio e i cambiamenti climatici, così repentini da minacciare i tesori del nostro pianeta, indicando che servono azioni urgenti per dare attuazione immediata all’Accordo di Parigi.

Tra i 62 siti in forte pericolo spicca la Grande barriera corallina in Australia di cui avevamo parlato qui, ma purtroppo anche la regione costiera del Belzie e l’atollo di Aldabra alle Seychelles hanno evidenziato forti criticità. La causa è la stessa: lo sbiancamento dei coralli, dovuto essenzialmente all’aumento delle temperature degli oceani e al loro tasso di acidificazione.

Non ci sono buone notizie neanche per i ghiacciai, a partire dalle vicine Alpi svizzere fino ad arrivare al parco nazionale del Kilimangiaro, in Tanzania. A rischio anche zone umide e delta fluviali mentre gli incendi sono un vero problema perché si stima che aumenteranno i rischi in tal senso.

Lo Iucn ha avuto la lungimiranza di ricordare che il problema non si limita alla semplice compromissione dei siti naturali patrimonio dell’Unesco, ma ha di fatto evidenziato anche le ricadute negative per le comunità che abitano i luoghi in questione. Un discorso che, inevitabilmente, si lega all’economia dal momento che zone del genere rappresentano per le popolazioni locali una fonte di ricchezza fondamentale alla propria sopravvivenza.

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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