Normale di Pisa

Pubblicato il 26 ottobre 2017

La Normale di Pisa pronta ad aprire una sede a Napoli

La Scuola Superiore Normale di Pisa, una tra le 7 pubbliche presenti in Italia, sarà la prima a muovere i suoi passi verso Sud e, per l’esattezza, a Napoli. Nessuna data ufficiale al momento ma la decisione, in collaborazione con l’Università Federico II, è stata presa. Questo, naturalmente, non significa che una delle eccellenze del nostro Paese stia andando incontro a un trasferimento, al contrario si tratta, come ha dichiarato Vincenzo Barone – direttore dell’istituto pisano – di «un ulteriore investimento per dimostrare che le cose per bene si possono fare ovunque: anche nel Meridione».

Difficile prevedere quanto tempo richiederà l’apertura di una nuova sede a Napoli, ma c’è tutta l’intenzione a far sì che le prime attività comincino entro la fine del 2018. Ne sapremo di più a novembre, quando i vertici della struttura si incontreranno per dar vita a quello che è un progetto non solo ambizioso ma anche di notevole spessore: investire su Napoli anche in termini culturali per permetterle di diventare anch’essa eccellenza nazionale, madre partoriente della classe dirigente del prossimo futuro.

Quel che è certo è che la città partenopea dovrà esprimere tutto il proprio potenziale e costruire questo nuovo percorso basandosi sulle sue forze. Non a caso, La Normale di Napoli avrà un direttore diverso rispetto a quello della Normale di Pisa.

Per quanto riguarda l’offerta formativa, non si conoscono ancora nella loro completezza tutte le materie di studio ma certamente si punterà molto sulla blue economy, l’ingegneria del rischio e la valorizzazione dei beni culturali. Ambiti di studio perfettamente coerenti con la realtà della città e che certamente non andranno in contrasto con quanto si studia a Pisa.

Una scelta, quella di puntare su Napoli per supportare il Mezzogiorno, che Vincenzo Barone spiega così: «La stazione zoologica Dohrn è un’eccellenza mondiale, idem dicasi per il polo ingegneristico; l’obiettivo è ricreare, sul modello di quanto stiamo facendo in Toscana in chiave rinascimentale, un presidio moderno della cultura delle epoche greca e latina».

Effettivamente si tratta di una scelta strategica se pensiamo a quanta tutela richiedano i siti di Pompei e l’area flegrea. Secondo Barone, infatti – che peraltro a Napoli è stato fino al 2008 – «il Paese può trovare una nuova via di sviluppo soltanto fondendo i saperi. Per questo servono professionisti con un background comune e delle specificità complementari, per coniugare la valorizzazione del patrimonio artistico con i maggiori standard scientifici e tecnologici».

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