Afghanistan

Pubblicato il 11 ottobre 2017

Amnesty su rimpatri forzati in Afghanistan: «Ue sconsiderata e cinica»

Amnesty International lancia l’allarme: «I governi europei stanno aumentando i rimpatri forzati di richiedenti asilo in Afghanistan e migliaia di persone, in spregio alle norme del diritto internazionale, sono costrette a tornare esattamente nei luoghi da cui erano fuggite».

Attraverso un rapporto molto ben documentato, l’organizzazione internazionale riporta svariate testimonianze di famiglie che hanno spiegato l’enormità dei traumi dopo essere state rimpatriate dall’Europa. Un orrore e, insieme, un miracolo che siano sopravvissute per raccontarlo.

La situazione, come spiega Amnesty, è ancora più grave se si aggiunge che i rimpatri forzati hanno coinvolto un considerevole numero di minori non accompagnati e minorenni che frattanto sono diventati maggiorenni una volta giunti in Europa. Hanno testimoniato di essere stati forzatamente condotti in territori dell’Afghanistan che neanche conoscevano, persone respinte da Germania, Olanda, Norvegia e Svezia. Hanno subito soprusi di ogni sorta, alcuni sono stati uccisi e altri feriti nel corso di attentati. Chi è sopravvissuto in questo momento vive in uno stato di terrore continuo, viene perseguitato a causa dell’orientamento sessuale oppure da una spontanea conversione al Cristianesimo.

Stando ai dati ufficiali forniti dall’Ue, tra il 2015 e il 2016 gli afgani rimpatriati dai Paesi europei sono quasi triplicati. Si è passati infatti da 3.290 a 9.460 e tale aumento corrisponde anche a un marcato calo delle domande d’asilo accolte, e cioè dal 68% del settembre 2015 al 33% del dicembre 2016. Tutto umanamente inconcepibile ma addirittura assurdo se teniamo conto che in Afghanistan la situazione non è esattamente rosea perché nel tempo sono aumentati gli attacchi contro la popolazione civile da parte dei talebani e dello Stato islamico.

Amnesty International esclude che i governi europei non conoscano la situazione dello Stato asiatico, d’altronde l’hanno riconosciuta con la firma del “Joint Way Forward“, l’accordo tra Ue e Kabul studiato a tavolino proprio per favorire il rimpatrio dei richiedenti asilo afgani. In un documento che doveva restare privato ma poi reso pubblico le agenzie europee avevano ammesso «il peggioramento della sicurezza e le minacce cui vanno incontro le persone e i livelli record di attacchi terroristici e di vittime civili». Ma i rimpatri forzati sono avvenuti ugualmente.

Anna Shea, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e rifugiati ha pertanto rivolto all’Europa un’accusa che si auspica venga accolta con una certa autocritica: «I governi europei stanno attuando una politica tanto sconsiderata quanto illegale. Sono cinicamente ciechi di fronte al livello record di violenza e all’evidenza che nessun luogo dell’Afghanistan è sicuro ed espongono le persone al rischio di rapimenti, torture, uccisioni e altri orrori».

E ricorda che i rimpatri forzati sono una forte violazione del diritto internazionale, ragion per cui devono essere fermati subito.

 

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