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“L’equilibrio” di Vincenzo Marra

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Chi è più realista del re? Forse l’equilibrio, il mantenimento dello stato delle cose.

Questo è il quesito che lascia nella mente dello spettatore “L’equilibrio”, film di Vincenzo Marra, raccontato inseguendo, attraverso una ricorrente inquadratura di spalle, un prete che prova ad intaccare lo stato delle cose.

Un meccanismo criminale gestito da un clan in un quartiere di una città. Questo lo sfondo. Una città e un territorio dai quali don Giuseppe non riesce a stare lontano. E nei quali è difficile vivere.

In alcuni territori italiani, o forse in tutti, anche se con forme diverse, gli equilibri di potere sono il risultato di un sistema di pesi e contrappesi molto delicato.

Prima di compiere qualsiasi movimento è necessario chiedersi: sopravvivere tutti o ferire qualcuno lottando per una vita migliore?

Le gesta degli uomini coraggiosi sono fondamentali, ricordano a tutti noi meno coraggiosi che qualcosa si deve fare per cambiare le cose; intervengono però su fili già tirati, su una complessa rete di ruoli già stabiliti dove all’estro di un attore non è concessa espressione.

È un problema ambientale e l’ambiente è fatto dalle persone che lo abitano.

Le dinamiche sempre uguali a sé stesse, per quanto malate, sanno essere rassicuranti e un individuale anelito rivoluzionario scatena una reazione volta a ristabilire lo status quo.

Le forze criminali, per vivere, devono poter controllare l’ambiente nel quale agiscono e lo fanno con ogni mezzo.

E allora manifestazioni innocue e simboliche o episodi violenti sono tutti parte di una casistica intimidatoria che punta a soggiogare una comunità, a reprimere ogni gesto di ribellione volto a turbare l’equilibrio.

Perché l’importante è che nulla cambi.

L’organizzazione è l’unica forma che il cambiamento può assumere. Il sistema va scardinato in più punti, secondo un disegno preciso, coinvolgendo più persone che recitino in ruoli diversi.

Così, forse, chi detta le regole sarà distrutto dalle nuove regole che una comunità deciderà di darsi.

E così, forse, ci sarà un nuovo equilibrio. 

 

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