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Pubblicato il 26 settembre 2017

Nasce Accupoli, un centro di aggregazione post sisma

Ricostruire dopo un terremoto devastante come quello che un anno fa ha colpito il Centro Italia è un processo lungo e complesso. Perché ricostruire non significa solo far rinascere palazzi, case, scuole e infrastrutture, ma soprattutto restituire alle popolazioni un senso di comunità e luoghi di aggregazione per rendere il tutto meno complicato.

Sulla base di questa riflessione arriva un dono che consentirà ai residenti di uno dei paesi più colpiti dal sisma, Accumoli (Rieti), di poter ricostruire il tessuto sociale e culturale del borgo sbriciolato sotto la furia delle migliaia di scosse sismiche.

Si chiama Accupoli ed è il primo edificio italiano in legno compensato autoportante che ospiterà un centro aggregativo per accogliere eventi e incontri per la collettività. La struttura si monta come un puzzle, è riciclabile ed è lo sviluppo italiano di un sistema costruttivo giapponese. Nasce da un’iniziativa dell’architetto Lorena Alessio con un gruppo di studenti del Politecnico di Torino e sarà realizzato con il contributo della Compagnia di San Paolo e di Acri (l’associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria) e con il supporto di Aniem Piemonte.

Accupoli è la risposta concreta all’emergenza da parte di H.E.L.P. 6.5, acronimo di Housing in Emergency for Life and People, l’associazione fondata a luglio 2017 dall’architetto Alessio, ricercatrice al Politecnico di Torino, e da un pool di studenti ed ex studenti dell’ateneo stesso (coordinato da Carola Novara, Chiara Mezzasalma, Francesca Turnaturi e Matteo Gossi). Il nuovo edificio – costruito su un terreno del Comune e donato all’amministrazione municipale – sarà realizzato in circa due mesi: dopo la posa delle fondazioni ad agosto, è partito ufficialmente nei giorni scorsi il cantiere per il montaggio della struttura, che rappresenta il seme per la rinascita della vita culturale locale

Il progetto è stato reso possibile da una gara di solidarietà che ha permesso di raccogliee 300 mila euro grazie al contributo della Compagnia di San Paolo e di Acri e al sostegno dell’associazione di costruttori Aniem Piemonte, Associazione Nazionale Imprese Edili e Manifatturiere, di aziende piemontesi e non (fra cui Betonwood, Ormea Franco, Dott. Gallina, Gallo Legnami, Idrocentro, Unimetal, Finder, Daikin) e di un team composto da ingegneri strutturisti, termoidraulici ed elettrici, che hanno deciso di mettere in campo le proprie competenze con parcelle simboliche.

«Fin dal principio c’è stata la volontà di realizzare un elemento di buona qualità architettonica, pur dovendo adattarsi all’economicità del progetto. Gli allestimenti interni sono stati lasciati in legno a vista. Tutti gli elementi estetici e di finitura hanno anche un ruolo strutturale o funzionale, così da ridurre al minimo il numero di componenti e la complessità del manufatto. Il tutto, sommato anche a uno studio mirato a produrre il minor numero di scarti possibile, giova al costo totale dell’opera», sottolinea l’architetto Lorena Alessio.

La nascita di Accupoli s’inserisce nella collaborazione fra il Politecnico di Torino e il Kobayashi Lab di Tokyo ed è lo sviluppo concreto di un modulo sperimentale nato sulla falsariga del sistema costruttivo Veneer House, messo a punto dal professor Hiroto Kobayashi dopo il terremoto del Tohoku del 2011, che provocò uno tsunami e il disastro di Fukushima. La collaborazione si è sviluppata attraverso la tesi di laurea seguita da Lorena Alessio e sviluppata da Carola Novara, architetto ed ex studentessa del Politecnico di Torino, vicepresidente di H.E.L.P. 6.5.

La struttura, che si compone di due corpi, uno più ampio con funzione di aggregazione e l’altro volto a ospitare i servizi di accoglienza e la cucina, è costituita da una serie di elementi autoportanti prefabbricati in legno compensato, antisismici e trattati per avere un’elevata resistenza al fuoco e agli agenti atmosferici e durare nel tempo. Di notte, inoltre, l’ambiente diventa ancora più suggestivo perché si trasforma in una lanterna, che illumina l’ambiente esterno della nuova piazza cittadina. Grazie alla facilità di montaggio, simile a quella di un puzzle, la struttura potrà essere assemblata e smontata per essere riciclata e riutilizzata altrove se non più necessaria.

 

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