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Piano Debiti: “Così aiutiamo le persone sovraindebitate”

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Si stima che ammontino a circa un milione e 700 mila le persone italiane con problemi di sovraindebitamento. Un dramma che coinvolge non soltanto il soggetto singolo, o l’impresa coinvolta, ma che ha delle ricadute molto negative sull’intera società. Per questa ragione nel 2012, il governo italiano – seppur con notevole ritardo rispetto agli altri Paesi europei – ha approvato una Legge che offre alle persone in difficoltà un’alternativa per poter uscire dal tunnel in cui sono cadute. L’iter dura circa un anno e la documentazione da produrre è copiosa, motivo per cui spesso le persone si arrendono prima di concludere il proprio percorso. C’è poi chi, invece, non è proprio a conoscenza della Legge 3/2012 e per questa ragione rischia di perdere una grande opportunità. Per far fronte a queste due criticità, nel 2015 è nata Piano Debiti, una startup a vocazione sociale che accompagna il soggetto indebitato in tutto il suo percorso. Per conoscere più da vicino questa realtà, abbiamo rivolto qualche domanda al suo presidente, Matteo Arata.

Cos’è la Legge 3/2012?

Questa normativa del 2012, che è diventata realmente operativa con i decreti attuativi nel 2014, nasce dal recepimento della normativa europea e dà la possibilità a soggetti cosiddetti non fallibili (consumatori, microimprese, aziende agricole, professionisti) che si trovano in una situazione di sovraindebitamento di poter trovare delle soluzioni attraverso delle procedure cosiddette concorsuali minori. Cosa significa? Sono un consumatore, ho fatto troppi debiti e non riesco a pagarli, perché magari ho perso il lavoro, o ho avuto un problema di salute oppure semplicemente ho troppi debiti e non riesco più a rincorrere le rate che mi assillano ogni giorno. Ecco, in un caso del genere, fino all’approvazione della legge, non c’era una soluzione dal punto di vista tecnico, per cui il creditore mi aggrediva cercando di prendersi quello che poteva, portandomi via la casa, un quinto del mio stipendio, pignorando i conti correnti, ecc. Ed io rimanevo in questa situazione di insolvenza finanziaria per sempre. La Legge, invece, dà la possibilità attraverso delle procedure fatte in tribunale, che sono dei mini concordati, di porre un termine a questa situazione. Quindi io che ho fatto un debito e che non riesco più a pagarlo, apro una procedura Legge 3/2012 che mi consente di dare quello che mi è possibile dare ai creditori in quel momento, che sicuramente non sarà tutto quello che pretendono. Nel momento che ho saldato quello che il tribunale mi chiede di riconoscere ai creditori, io vengo “liberato” di ciò che non è stato pagato e torno ad essere una persona “normale”. Perché il problema è che oggi l’essere insolvente nei confronti del sistema creditizio, o in generale (perché parliamo di diverse tipologie di debiti), è una sorta di ergastolo finanziario. Oggi infatti non riesci più a vivere: non ti aprono un conto corrente, non puoi avere la carta di credito, se lavori ti pignorano il quinto dello stipendio. Per cui da qui nascono una serie di conseguenze negative non solo per te, ma per la società in generale, tant’è che questa Legge nasce proprio all’interno di un pacchetto per il rilascio della competitività del Paese. Un dato su tutti: quando il governo Monti ha fatto la Legge, una stima parlava del 6% della popolazione italiana in condizione di piena insolvenza. Queste persone poi si dividono in due categorie: quelle più deboli che si sentono fallite e che non rientrano più nel circuito economico e vengono a pesare sui sistemi sociali dello Stato; quelli un po’ più forti a livello personale, che ad esempio vanno a lavorare in nero oppure aprono azienda a nome di altri, ecc.

Quando nasce Piano Debiti e con quale obiettivo?

Nel 2014 la Legge è diventata pienamente operativa ma mancava una competenza per poterla applicare. Quindi nel maggio del 2015, insieme a un gruppo di manager che vengono dal settore bancario e dall’ambito legale, abbiamo deciso di costituire un’azienda, sotto forma di startup innovativa, che facesse due cose: costruire un software in grado di agevolare queste pratiche e creare delle prassi di mercato, perché in realtà oggi poche procedure di sovraindebitamento vanno a buon fine. Quindi abbiamo sistematizzato un processo, che parte da un determinato tipo di consulenza in una fase iniziale al cliente che va messo nelle condizioni di capire cosa può realmente ottenere da questa legge (perché i clienti hanno spesso delle aspettative molto elevate), a quali documenti è necessario raccogliere per poterla ben sostenere quando viene presentata in tribunale, alla predisposizione di modelli e di atti da andare a depositare in tribunale che poi forniamo agli avvocati che lavorano con i clienti, con l’obiettivo di far funzionare l’intero processo. Quindi oggi il nostro obiettivo è quello di creare un modello di attività sulla Legge 3/2012 che permetta al cliente di usufruirne pienamente e con un costo accessibile, perché se mettiamo insieme competenze, tecnologie e un processo efficace, riusciamo a portale a termine chiedendo al cliente una somma sostenibile. Una volta un collega mi ha detto “State democratizzando la Legge 3/2012” ed è una definizione che mi piace molto.

Quali sono le categorie che possono beneficiare di questa opportunità?

Devono essere persone in condizione di sovraindebitamento di natura non volontaria, quindi dall’azienda che non è andata bene al piccolo consumatore che ha perso il posto di lavoro o che per aiutare il figlio si è indebitato eccessivamente. E’ limitato a tutti i soggetti non fallibili, quindi consumatori (dipendenti, pensionati, inoccupati, ecc), microimpresa che ha meno di 200 mila euro di fatturato all’anno, tutto il mondo delle aziende agricole, i professionisti iscritti agli albi e le startup innovative.

In che modo Piano Debiti può aiutare chi è in difficoltà?

Di fatto facciamo i consulenti di parte, quindi prendiamo in carico il cliente, inquadriamo il suo caso, raccogliamo con lui tutti i documenti necessari per presentare la pratica, predisponiamo la bozza di atto da depositare in tribunale e poi lo seguiamo fino alla fine.

Quanto dura un percorso simile?

Mediamente ci vuole circa un anno, che per i tempi italiani non è molto.

Finora quante persone si sono rivolte a voi per chiedere aiuto?

Noi abbiamo circa 7/8 contatti al giorno, quindi diciamo circa 1500 primi contatti e circa 350 pratiche avviate.

Avete anche un blog in cui pubblicate notizie utili per chi si trova in un periodo economico molto difficile. Come mai questa scelta?

Per due ragioni. Innanzitutto perché uno dei motivi per cui si usa poco questa legge è perché è poco conosciuta, per cui parlarne secondo noi è un modo per cercare di raggiungere quante più persone possibili che si trovano in quella condizione e offrire loro una strada. Per questa ragione noi raccontiamo dei casi reali, anche per permettere a chi si trova nella stessa situazione di riconoscersi. Quindi il blog ha principalmente una funzione informativa e divulgativa. Oltre a questo, pubblichiamo articoli di cultura generale sul debito, perché come startup a vocazione sociale ci siamo dati anche questo “obbligo”. Quindi da un lato facciamo attività di natura commerciale e dall’altro svolgiamo un’attività di informazione generale, di cui il blog è lo strumento.

C’è un’esperienza che l’ha colpita particolarmente?

Ovviamente sono tutte storie particolarmente difficili e quindi che colpiscono in egual misura. Uno su tutti è il caso di una signora molto per bene di Pavia che è stata davvero sfortunata nella vita. Un divorzio dal marito perché lui purtroppo le usava violenza e che non paga gli alimenti, un figlio da mantenere, un grosso incidente sul lavoro che la rende inabile per cui non può più guidare la macchina. Tra l’altro lei vive a Pavia e lavora a Milano, per cui ha una serie di problemi di trasferimenti per andare a lavorare. In questo caso, dei circa 150 mila euro di debiti, il tribunale ha deciso per il pagamento di 35 mila euro, quindi quasi un quarto. Siamo riusciti così a togliere un grande peso a questa donna che, come chiunque viva in questa situazione, era entrata in un tunnel e non riusciva a vedere più la luce.

 

 

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