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Che cos’è la malaria: facciamo chiarezza

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Dopo il caso di malaria che ha coinvolto la piccola Sofia, la bambina trentina di 4 anni giunta all’Ospedale di Brescia in condizioni disperate, è doveroso riportare cosa dicono gli esperti a proposito di questa malattia, quali le modalità di trasmissione, i sintomi e la profilassi. Al di là del drammatico caso che ha coinvolto la piccola paziente trentina – e sul quale si sta indagando – è però necessario fare chiarezza per evitare il diffondersi di un panico inutile e infondato. Pertanto serve procedere a una corretta informazione sulle questioni basilari e più importanti che riguardano la malattia.

Fondamentale è sapere prima di tutto che la malaria viene trasmessa all’uomo attraverso la puntura di una zanzara Anopheles attraverso il plasmodio, un parassita che l’insetto trasferisce all’uomo pungendolo. Le più note e colpevoli dell’infezione sono il Plasmodium vivax e Plasmodium Falciparum. Quest’ultimo è proprio l’agente infettivo più aggressivo che ha interessato la bambina di Trento.

Nel periodo che va dal 2011 al 2015 in Italia si sono registrati 3.633 casi di malaria ma è fondamentale sottolineare che si tratta di quasi tutte situazioni di importazione. Significa che l’individuo colpito dalla malattia tornava da un viaggio all’estero, soprattutto nei Paesi in cui la malaria è ancora endemica, e quindi in Africa, in Asia o in America centrale.

Nello stesso periodo – dal 2011 al 2015 – si sono verificati 7 casi autoctoni che hanno coinvolto persone che non hanno viaggiato all’estero. È molto evidente cosa questo significhi: che una zanzara sia arrivata via mare o aereo o che la persona sia stata contagiata nell’unico altro modo possibile, lo scambio ematico.

Come ricordano con molto buon senso in questi giorni gli esperti – per non diffondere un panico che non avrebbe ragione di esistere tra la popolazione – nel nostro Paese la malaria è stata debellata nel 1970, mentre, come abbiamo detto, ciò non può dirsi per altre zone del mondo. Si tratta, peraltro, di una malattia sulla quale, anche storicamente, molti medici – e fin dall’800, hanno dato un grande contributo per studiarla e contenerla.

Ma quali sono i sintomi? Trascorso il periodo di incubazione, di solito circa 10 giorni dalla puntura della zanzara infetta, compaiono febbre alta, mal di testa e un diffuso torpore che peggiora di ora in ora. È evidente che se una persona è di ritorno da un viaggio nei Paesi tropicali o subtropicali dove la malaria è ancora endemica e presenta questi sintomi, recarsi al pronto soccorso è necessario.

Quale la cura? In realtà è più corretto parlare di profilassi farmacologica, semplicemente perché questa permette di evitare il contagio qualora si venga punti da insetti infetti. Tuttavia, per quanto riguarda la profilassi farmacologica, è necessario effettuare prima un adeguato controllo medico in quanto la soluzione risulta essere non ben tollerata da tutti.

Molto importante è invece la prevenzione, vale a dire ciò che è possibile fare per evitare che una zanzara infetta possa pungere. Le indicazioni in questo caso sono molto semplici: vestirsi con abiti ampi che non lascino scoperte la pelle e coprano in modo particolare polsi e caviglie e ricorrere all’utilizzo di zanzariere, sia di notte che di giorno, cospargendole di adeguati presidi chimici in grado di respingere le zanzare.

 

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