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Incendi sul Monte Morrone: l’Abruzzo è in guerra da due settimane

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L’Abruzzo è in guerra ormai da quasi due settimane contro un nemico subdolo e pericolosissimo che sta distruggendo con il passare delle ore quanto di più caro abbia questa regione.

Accade in particolare sul Monte Morrone, nella zona di Sulmona (L’Aquila), dove dal 19 agosto gli incendi stanno letteralmente facendo terra bruciata di una buona parte del Parco nazionale. Finora si stima che oltre 1000 ettari di territorio siano già stati ridotti in fumo dalle fiamme che, alimentate dal vento, da 13 interminabili giorni stanno mettendo a repentaglio anche abitazioni e popolazioni.

Per non parlare dei numerosi animali che abitano il Parco, tra lupi, orsi, volpi, scoiattoli e animali d’allevamento, molti già rimasti vittime del fuoco o del denso fumo che rende irrespirabile l’aria, nella disperazione dei residenti.

Ad alimentare le fiamme anche il forte vento che non dà tregua ai soccorritori che, anche con l’ausilio di canadair ed elicotteri, e delle centinaia di volontari che armati di pale e sabbia cercano di contenere le fiamme per evitare che il fuoco raggiunga i centri abitati.

Ma finora la battaglia sembra davvero impari, con nuovi focolai che si accendono di continuo e che, soprattutto di notte, sembrano riprendere quotidianamente vigore, nell’angoscia di chi vede il nostro più grande patrimonio regionale andare in fumo.

Ma di chi sono le responsabilità? Difficile stabilirlo. La Procura della Repubblica sta indagando in tal senso e, come riferisce il procuratore di Sulmona Giuseppe Bellelli, dietro ai roghi ci sarebbe un unico piano criminale, dovuto “o a rancori o a interessi”.

Ma una grande responsabilità è forse da imputare anche a chi per giorni ha sottovalutato la situazione, lasciando soli i sindaci a combattere con le fiamme e a lanciare gridi d’allarme inascoltati. Oggi anche l’opinione pubblica ha iniziato a interessarsi alle montagne di Celestino V, addirittura fuori dai confini nazionali, e i mezzi di comunicazione hanno acceso i riflettori sulle fiamme.

Ma questo non basta. La montagna brucia ancora e la guerra, purtroppo, non è ancora finita.

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