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Hiv: in lieve calo i casi di infezione ma occorre non abbassare la guardia

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Secondo gli ultimi dati forniti dal rapporto Unaids, nel corso del 2015 nel mondo sono state oltre 2 milioni le nuove diagnosi di infezione da Hiv con 36 ,7 milioni di individui che vivono con l’infezione da Hiv mentre per l’Europa, come certifica l’Ecdc (Centro europeo per il controllo delle malattie), nello stesso periodo le nuove diagnosi sono 29.747.

Nel nostro Paese il virus ha avuto un’incidenza del 5,7 per 100.000 abitanti – sempre nel 2015 – tredicesima in classifica rispetto ai restanti Paesi europei. Questo significa, andando a controllare i dati precedenti, che si è verificata una lieve diminuzione di nuove diagnosi rispetto al triennio precedente.

Ne ha riferito direttamente il ministero della Salute che ha motivato il calo come una conseguenza diretta di un’attenta analisi e pianificazione del controllo della diffusione del virus e dei programmi di prevenzione affidati ai servizi sanitari presenti sul territorio.

Come molti probabilmente sapranno, l’Hiv ha toccato un picco massimo di infezione nella seconda metà degli anni ’80, quando i casi registrati erano 26,8 per 100.000 residenti (anno 1987), complici in questo caso gli scarsi interventi di profilassi e il dilagare dell’uso dell’eroina con il conseguente scambio di siringhe infette, ad esempio, la disinformazione sul tema, la frequente prassi di rapporti sessuali non protetti.

Dal 2010 in poi l’incidenza è scesa notevolmente, fino ad arrivare al 2015 in cui effettivamente se tanto resta da fare è altrettanto vero che molto è stato fatto. A livello europeo è il Regno Unito a mostrare il tasso più alto di casi di infezione da Hiv, mentre è la Francia il Paese con l’incidenza minore.

Per quanto riguarda le modalità di trasmissione, se nella prima metà degli anni ’80, insieme ai rapporti sessuali non protetti influiva molto anche il modo di assunzione delle droghe iniettabili, attualmente quest’ultima risulta essere molto diminuita e la maggioranza dei casi è invece riconducibile a un’inadeguata profilassi durante i rapporti sessuali.

Sono questi dei dati significativi, importanti per comprendere non solo come nel corso degli anni l’epidemia si è diffusa per poi ridursi, ma soprattutto per continuare ad aumentare l’impegno rispetto agli interventi di prevenzione, le campagne informative, le strategie per diminuire ulteriormente il rischio di contrarre il virus Hiv.

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