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Piccoli schiavi invisibili, il dossier drammatico di Save the Children

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È recente la diffusione del rapporto di Save the ChildrenPiccoli schiavi invisibili – che fotografa la situazione delle vittime minorenni ridotte a uno stato di schiavitù in questo 2017. Il focus dell’organizzazione umanitaria è incentrato maggiormente sui numeri in Italia e in Europa, cifre che purtroppo sono in vertiginoso aumento rispetto agli anni passati.

I flussi migratori, infatti, sembrano aver esasperato il dramma, dal momento che sono sempre maggiori gli schiavi invisibili provenienti dai Paesi più poveri o in guerra. In questo senso è dalla Nigeria che proviene la maggioranza delle vittime. Una buona parte di esse entrano a far parte del circuito dello sfruttamento sessuale, appena ragazze o ancora bambine.

All’interno dell’Unione europea la forma principale di sfruttamento è proprio la prostituzione, seguita dal lavoro soprattutto per quanto riguarda i settori agricolo, manifatturiero, edile, domestico e della ristorazione. Un caso su quattro di costrizione alla schiavitù riguarda un minore, con una chiara prevalenza femminile. Donne e minori restano dunque le vittime prescelte delle più svariate forme di sfruttamento in tutta Europa ma a preoccupare Save the Children sono in particolare i numeri che, come abbiamo detto, riguardano lo sfruttamento della prostituzione ai danni delle minori. Un fenomeno che riguarda da vicino anche l’Italia, dov’è stata registrata la presenza di bambine di 13 o 14 anni, vittime più volte di drammi diversi. Il primo, l’adescamento: la promessa di una vita migliore in Europa e quindi l’odissea verso le coste del Vecchio Continente, poi bieche forme di ricatto che terranno prigioniere le ragazzine per anni, infine le istruzioni sull’iter da seguire per quanto riguarda la fuga dalle strutture di protezione per gli immigrati.

Un sistema criminale così ben congegnato difficile da smantellare, tuttavia doveroso da conoscere come ha svelato Save the Children parlando nel suo rapporto di schiavi invisibili. Stando al dossier, subito dopo le nigeriane, ci sono le rumene. Nel nostro Paese, tra il 2016 e i primi mesi del 2017, le unità di strada del progetto Vie D’Uscita – di Save The Children – hanno rintracciato la presenza di 375 vittime di questo dramma e in tutti i casi parliamo di persone provenienti dalle zone più povere del mondo. Ad aggravare la situazione è lo stato di dipendenza nel quale versano le ragazze, alle quali vengono spesso somministrate droghe, alcool, farmaci che innescano un altro sistema di schiavitù più subdolo e meno palese.

In Italia, facendo riferimento all’anno passato, le vittime di tratta ufficialmente censite e poi inserite in programma di protezione sono state 1.172, di cui 954 donne e 111 bambini e adolescenti, in gran parte di genere femminile (84%). Numeri che crescono inesorabilmente guardando il 2017 e che non si arresteranno senza un lavoro sinergico, un programma ben collaudato di prevenzione e recupero, un’azione corale di contrasto al fenomeno affinché gli schiavi invisibili non siano mai più invisibili e mai più schiavi.

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