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Turchia: libertà di stampa alle sbarre

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In Turchia le libertà civili vanno incontro ogni giorno di più a pesanti repressioni. Come già accaduto più volte nel corso degli ultimi tempi, nel mirino di Erdogan ci sono di nuovo i giornalisti o, più propriamente, la libertà di stampa, esattamente come dichiarato da Christophe Deloire, il segretario generale dell’ong Reporter senza frontiere.

Dal 24 luglio 19 giornalisti del quotidiano Cumhuriyet (la Repubblica) vivono in regime di detenzione e tra questi vi sono nomi altisonanti come lo specialista di inchieste Ahmet Sik, il cronista Kadri Gürsel, persino il caricaturista Musa Kart insieme al direttore della testata Murat Sabuncu e l’editore Akin Atalay.

Per loro l’accusa è quella di aver fornito aiuti a «organizzazioni terroristiche non armate» e nella fattispecie al partito curdo Pkk e a un piccolo gruppo politico di estrema sinistra, il Dhkp-c. Le organizzazioni non governative stanno facendo il possibile per chiedere il rilascio dei giornalisti e sollevare l’opinione pubblica e lo stesso Delorie riferisce come gli operatori di stampa vengano in realtà trattati come dei terroristi per il semplice fatto di aver svolto il loro mestiere.

Sono tutti in attesa di sentenza, e, in caso di condanna, rischiano una reclusione pari a 43 anni di carcere. Secondo le organizzazioni non governative, oltre a non sussistere alcuna reale ragione di detenzione, si tratterebbe in realtà di un vero e proprio “processo politico” direzionato a bloccare il lavoro di chi attraverso inchieste e indagini è riuscito, attraverso gli anni, a fare un po’ di luce sui giochi di potere che si sono dati il cambio in Turchia servendosi di uno strumento legittimo come la libertà di stampa. Ora, sempre secondo lo stesso ragionamento, mettere a tacere Cumhriyet, la voce più antica del Paese, significherebbe in sostanza distruggere «uno degli ultimi organi di stampa indipendenti del Paese».

 

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