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Nuova valorizzazione alla civiltà delle tonnare siciliane

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Nel corso di un convegno che nei giorni scorsi si è tenuto in Sicilia, nella tonnara Florio di Favignana, il Dipartimento pesca della Regione Sicilia ha approvato un programma volto a rivalorizzare la civiltà delle tonnare siciliane.

La pesca del tonno si praticava in Sicilia sin dai tempi della Magna Grecia e la tradizione continuò a lungo con i bizantini e con gli arabi. Addirittura già dal 12° secolo, i normanni codificarono le norme e i luoghi per calare le reti per la pesca del tonno.

Nell’Isola, infatti, sono presenti ben 65 tonnare fisse, delle quali la più famosa e longeva è stata proprio quella di Favignana. Che, essendo appunto stata dismessa relativamente da poco (l’ultimo gestore è stato Nino Castiglione che già gestiva la tonnara a San Cusumano e che è stata rilevata dalla Regione Sicilia nel 1991) potrebbe tornare velocemente attiva, anche grazie ai lavori effettuati dalla Regione e durati sino all’anno 2010.

Il dirigente generale del Dipartimento di pesca mediterranea della Regione Sicilia, Dario Cartabellotta spiega: «Il Dipartimento ha approvato il progetto delle civiltà delle tonnare che prevede la ricostruzione del circuito delle tonnare. Il problema non è soltanto di tornare a pescare il tonno ma valorizzare anche le tonnare fisse.  Quindi Favignana sarà la prima. Seguirà a ruota la tonnara di Vergine Maria a Palermo che non tornerà a pescare il tonno ma può ricostituire il porticciolo per l’attracco delle barche da destinare alla pesca turismo».

Dario Cartabellotta continua raccontando: «I tonni venivano a fare il ‘viaggio di nozze’ in Sicilia e nelle nostra acque era garantita la loro riproduzione. La tonnara fissa nel 1865 è arrivata a pescare fino 14.020 tonni. Questa era l’unica ricchezza vera che passava per quella tonnara. Era un’altra stagione. In questi anni le tecnologie di pesca distruttiva, dal dopoguerra in poi, hanno impoverito il Mediterraneo di tonno».

Prevalentemente negli ultimi anni si è pensato alla rottamazione delle barche da pesca, ma c’è ora un cambio di rotta: l’Unione Europea parla finalmente di economia costiera e di valore antropologico del pescatore. Un’opportunità che la Regione, con gli oltre 1.000 km di coste pescose che ha, non può assolutamente perdere.

 

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