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Nuovo trattato contro le armi nucleari: la Dichiarazione degli Psicologi per la Responsabilità Sociale

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Sulla risoluzione ONU per un nuovo trattato finalizzato a vietare le armi nucleari ci siamo soffermati a lungo nell’articolo dal titolo L’Onu vieta le armi nucleari, ma la strada per il disarmo è ancora lunga (leggi l’articolo).

Torniamo oggi sull’argomento per proporre all’attenzione dei lettori di Felicità Pubblica un contributo molto originale che proviene daPsychologists for Social Responsibility, pubblicato nella sua traduzione italiana dalla piattaforma PeaceLink. Telematica per la pace.

Psychologists for Social Responsibility è un’organizzazione non-profit indipendente con sede a Chicago negli Stati Uniti, che utilizza l’esperienza e le conoscenze psicologiche per promuovere la pace, la giustizia sociale, i diritti umani e la sostenibilità. I suoi componenti sono psicologi, studenti e altri sostenitori che operano per il cambiamento sociale negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

In particolare l’Associazione realizza specifici progetti in sei aree di attività: Diritti Umani e Psicologia; Violenza, Guerra e loroAlternative; Costruzione di Pace e Riconciliazione, Salute, Giustizia e Benessere; Cambiamenti Climatici, Sostenibilità e Psicologia; Educazione alla Responsabilità Sociale.

L’Organizzazione è stata fondata nel 1982 nel solco di una tradizione di impegno civile che risale alla Grande Depressione del 1930, per proseguire nella lotta antifascista prima e durante la Seconda Guerra mondiale, nelle battaglie per i diritti civili negli anni 60 e contro la Guerra del Vietnam negli anni 70.

“Come psicologi che studiano la pace, i cicli di violenza, la guerra, la trasformazione dei conflitti e la riconciliazione – si legge nella Dichiarazione degli Psicologi per la Responsabilità Sociale – sappiamo che i tentativi di eliminare semplicemente le armi si scontreranno con sfide insormontabili perché le armi nucleari sono un sintomo e un simbolo di qualcosa di più profondo. Per trascendere la minaccia nucleare, dobbiamo affrontare una serie di cause, significati, relazioni, interessi e forze trainanti, molte delle quali sono nascoste. Queste includono i motivi per cui si possiedono le armi nucleari, la paura e l’inimicizia, l’illusione della sicurezza che forniscono, il loro valore di prestigio, i conflitti sottostanti e, non di meno, gli interessi strutturali economici, istituzionali e geostrategici e il loro ruolo nell’esercitare potere e coercizione, portatori anche di conflitti e paure”.

Una riflessione che merita la massima attenzione perché interroga ciascuno di noi sulle ragioni profonde che, paradossalmente, portano tanta parte dell’umanità ad accettare le armi nucleari, ma anche sui meccanismi psicologici su cui fanno leva i grandi interessi degli apparati militari e dell’industria bellica per sostenere l’inevitabilità della deterrenza e giustificare, così, la corsa agli armamenti.

Dichiarazione degli Psicologi per la Responsabilità Sociale

PsySR si esprime sul Trattato di Messa al Bando del Nucleare riguardo all’Irrazionalità delle Armi Nucleari

12 luglio 2017 – Diane Perlman (PhD – School for Conflict Analysis and Resolution)

Gli Psicologi per la Responsabilità Sociale appoggiano vivamente lo storico Trattato per bandire il nucleare come un passo verso un mondo libero dalla minaccia esistenziale posta dalle armi nucleari. Mentre il Trattato di Non Proliferazione Nucleare ha avuto un successo parziale nell’arrestare la diffusione delle armi nucleari, l’asimmetria non è sostenibile. Questa nuova iniziativa crea uno spostamento nella coscienza collettiva, aumentandone la consapevolezza e mantenendo una visione su cui focalizzare il nostro lavoro.

Come psicologi che studiano la pace, i cicli di violenza, la guerra, la trasformazione dei conflitti e la riconciliazione, sappiamo che i tentativi di eliminare semplicemente le armi si scontreranno con sfide insormontabili perché le armi nucleari sono un sintomo e un simbolo di qualcosa di più profondo. Per trascendere la minaccia nucleare, dobbiamo affrontare una serie di cause, significati, relazioni, interessi e forze trainanti, molte delle quali sono nascoste. Queste includono i motivi per cui si possiedono le armi nucleari, la paura e l’inimicizia, l’illusione della sicurezza che forniscono, il loro valore di prestigio, i conflitti sottostanti e, non di meno, gli interessi strutturali economici, istituzionali e geostrategici e il loro ruolo nell’esercitare potere e coercizione, portatori anche di conflitti e paure.

Sono stati fatti esempi significativi per cui le armi nucleari sono ritenute illegali secondo il diritto internazionale, immorali secondo i codici religiosi ed etici e causano conseguenze umanitarie intollerabili e devastanti. Aggiungiamo qui che la logica di fondo che giustifica il possesso di armi nucleari come deterrente è irrazionale.

Lo psichiatra Robert JayLifton afferma che le armi nucleari sono “oltre la psicologia”. Esse alterano il nostro rapporto con la vita e la morte, compromettono “la nostra capacità di affrontare la bomba” e di “immaginare il vero”. “La presenza di questi dispositivi di uccisione di massa nel mondo crea per noi nuovi sconcertanti problemi e allo stesso tempo distorce il nostro pensiero e mitiga il nostro sentire su… “questioni fondamentali per la nostra sopravvivenza”. Conviviamo con la costante minaccia di annientamento, ma al tempo stesso crediamo che in qualche modo queste armi ci rendano più sicuri.

Disse Albert Einstein: “Il potere scatenato dell’atomo ha cambiato tutto tranne i nostri modi di pensare, e così andiamo alla deriva verso una catastrofe senza precedenti…Un nuovo tipo di pensiero è essenziale se l’umanità vuole sopravvivere e passare a livelli superiori.”. Il nostro paradigma attuale non è in grado di sopravvivere, non prevede un finale o un percorso risolutivo, pertanto abbiamo bisogno di trasformare i nostri modi di pensare e di relazionarci per sopravvivere. Ecco alcune considerazioni della psicologia.

  • I nostri pensieri, concetti, politiche e strategie in materia di armi convenzionali non possono essere applicate al campo nucleare, che è oltre di diversi ordini di grandezza. Le idee di vittoria, sconfitta, superiorità e deterrenza non reggono.
  • Assorbiti dalle nostre necessità di sicurezza la Legge degli Opposti e il Dilemma della Sicurezza, possiamo trascurare il modo in cui le nostre azioni fanno sentire i nostri avversari insicuri. Se ignoriamo il senso psicologico delle nostre azioni per gli altri, possiamo giocare all’interno dei loro timori, fantasie, oltraggi morali, sentimenti di inferiorità e umiliazione.
  • Manipolazione di paure e di minacce esagerate – I leader di ogni parte dei conflitti notoriamente esagerano le minacce e disumanizzano l’immagine dei nemici per una serie di motivi: la distrazione dai problemi interni, il sostegno alle spese per la difesa e l’azione militare, per ottenere voti e altro.
  • Ridurre la paura e le ragioni della paura. Le persone sono più pericolose quando hanno paura, anche noi lo siamo. Se impaurite, le persone possono regredire a pensare in maniera primitiva ed estremista e hanno maggiori probabilità di agire impulsivamente. Le minacce, l’umiliazione e l’essere costretti in un angolo possono provocare paranoia e comportamenti pericolosi. Secondo la “Teoria della Gestione del Terrorismo” quando si confrontano con la propria mortalità, le persone diventano più attaccate al loro ingroup e diventano più ostili verso l’outgroup e sostengono i leader più carismatici.

Ralph K. White ha dichiarato: “La follia che sta portando il mondo sempre più vicino alla guerra nucleare ha al centro una spiegazione psicologica: ciascuna delle parti in conflitto, sebbene spaventata, ha una percezione distorta della natura del pericolo che affronta. Ognuno immagina di avere di fronte un nemico intrinsecamente e implacabilmente aggressivo, quando invece ha di fronte un nemico impaurito come se stesso – un nemico spinto principalmente dalla paura a fare le cose che portano alla guerra” (FearfulWarriors). Il modo per essere più sicuri è quello di rendere il tuo nemico più sicuro.

  • Conoscere il Nemico– Nel film “The Fog of War” sul Vietnam, il segretario alla Difesa di JFK, Robert MacNamara disse che il problema più grande era che non conoscevamo il nemico. Lo psicologo Ralph K. White ha sottolineato il ruolo dell’empatia realistica per il nemico … “Semplicemente comprendere i pensieri e le sensazioni degli altri … immaginare come ci si possa sentire dopo quello che si è visto” (FearfulWarriors).
  • Ridurre la tensione– Le azioni che aumentano le tensioni aumentano la volatilità e il potenziale della violenza. La strategia GRIT di Charles Osgood (Iniziative Graduate di Riduzione della Tensione) raccomanda azioni unilaterali per ridurre le tensioni, che possono essere ripetutamente contraccambiate, facendo diminuire le tensioni senza rischiare la vulnerabilità, creando così una corsa agli armamenti in senso inverso.
  • Pensiero a Somma Zero– “Un orientamento win-or-lose porta ad inasprire i conflitti”, secondo MortDeutsch. Minaccia la comunicazione, rafforza gli stereotipi, aumenta i sospetti e gli errori e genera una “spirale maligna di interazioni ostili”. Tali conflitti incoraggiano impressioni e calcoli sbagliati che producono risultati che nessuno vuole. Le parti impiegano una strategia di attribuzione delle colpe piuttosto che di risoluzione dei problemi, restringono la comunicazione, induriscono le posizioni e fanno eclissare approcci costruttivi e reciprocamente vantaggiosi.
  • Negazione ed Eccesso di Sicurezza– Un fatto ben noto, ovvio con il senno di poi, è che i leader, i pianificatori militari e i responsabili politici si lasciano spesso prendere da un senso di eccessiva sicurezza sui risultati positivi e sulla capacità di vincere e ciò è accompagnato dalla negazione dei rischi e delle conseguenze non intenzionali.
  • Oltre la deterrenza– La deterrenza è una teoria. Può reggere quando accompagnata da una drastica riduzione della tensione (Ralph K. White). Se l’avversario agisce per paura, se la minaccia è aumentata, può rompersi e generare dinamiche descritte dalla teoria della spirale. Richard NedLebow afferma che “… la deterrenza può provocare il comportamento stesso che cerca di prevenire”. Alcuni credono che possedere i più grandi mezzi di distruzione del mondo significhi che sarete presi seriamente. È un modo per dissuadere il dissuasore, soprattutto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq.
  • Affrontare il conflitto sottostante– Gli articoli 33-38 della Carta delle Nazioni Unite che disciplinano la soluzione pacifica delle controversie, affermano che le parti “cercano innanzitutto una soluzione mediante negoziati, inchieste, mediazioni, conciliazioni, arbitrati, regolamenti giudiziari, ricorso ad agenzie regionali o accordi o altri mezzi pacifici a propria scelta”.Limitando le nostre azioni a minacce, punizioni e coercizioni, non teniamo in considerazione e ignoriamo efficaci strategie non violente di trasformazione dei conflitti, credendo che “l’unica cosa che capiscono è la forza”. Anche se la deterrenza “ha funzionato”, essa non è sostenibile e con essa si perde l’opportunità di risolvere i conflitti sottostanti e di esplorare interessi reciproci, soluzioni creative e migliorare le relazioni. Le apparenti vittorie a breve termine possono produrre umiliazione, atteggiamenti di sfida, instabilità e aumentare la popolarità degli estremisti, danneggiare i moderati e motivare risposte asimmetriche. Gli approcci costruttivi producono risultati migliori e “sicurezza più profonda e a minor prezzo”.
  • Interessi finanziari legittimi– “Mai scavare un buco che non si può riempire” è un principio psicologico. Per la complessa e radicata infrastruttura militare dell’industria bellica, che facciano soldi e impieghino i migliori cervelli scientifici sulle imprese di vita piuttosto che di morte con una riconversione che aiuti a risolvere il caos globale del clima o forse i viaggi nello spazio. Il disinvestimento delle parti in causa nel trattato sul Bando ridurrà la redditività.
  • La guerra stessa– La Carta delle Nazioni Unite comincia così “Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le generazioni successive dal flagello della guerra… “. Quelli tra noi più impegnati, che hanno studiato la minaccia nucleare, sono giunti alla conclusione che in ultima analisi abbiamo bisogno di”sostituire la guerra”, come consigliato dall’analista dei conflitti Richard Wendell Fogg, con approcci collaudati e orientati alla risoluzione del conflitto, utilizzando forme nonviolente e più alte di potere, con il sostegno di istituzioni internazionali strutturate per affrontare sapientemente i conflitti nel più breve tempo possibile.

La Sicurezza Nazionale è diventata un ossimoro. Oggi abbiamo la Sicurezza Universale o l’Insicurezza Universale. Le azioni intraprese in nome della “Sicurezza Nazionale” generano paura, odio, invidia, risentimento, desiderio di emulazione e motivazioni per un’asimmetrica “guerra dei deboli”. Le nuove minacce provenienti dagli attori non statali e dalla cyberguerra modificano il gioco e preannunciano l’anarchia nucleare. I tentativi di prevenire la proliferazione possono provocare la proliferazione in nome della deterrenza e dell’autodifesa, rendendo così noi stessi e il pianeta più vulnerabili. Abbiamo bisogno di una nuova e razionale politica di Sopravvivenza Reciprocamente Garantita.

Testo tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink. Articolo originale in Inglese:Psychologist for social responsibility statement

 

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