bambini che giocano a palla

Pubblicato il 17 luglio 2017

Il gioco è una cosa seria

Giocare a palla nei parchi non si può! Fa discutere l’ordinanza che nei giorni scorsi è stata emessa dal sindaco di un Comune costiero abruzzese, Alba Adriatica, per tutelare la “pubblica tranquillità”. E non è né il primo né probabilmente l’ultimo provvedimento emesso in Italia per limitare un’attività, il gioco all’aperto dei più piccoli appunto, che dovrebbe essere invece incentivata in ogni sua forma. Ma alla tutela dei diritti bambini chi ci pensa? A tal proposito vi proponiamo la riflessione scritta per Felicità Pubblica da Francesco Salvatore, esperto di diritti dell’infanzia che da oltre 10 anni si occupa del settore collaborando con organizzazioni e network italiani e internazionali e che attualmente ricopre il ruolo di child protection officer per Cesvi.

“Proibire ai bambini di giocare è sbagliato ed è ora di smetterla”. Tuona così lo psicologo americano Peter Gray nel suo saggio “Lasciateli giocare” e il suo monito risuona sempre più attuale dato il crescente numero di espliciti divieti al gioco emessi dai Comuni italiani. Divieti che non generano scalpore perché espressione di una società, quella attuale, in cui il tempo dei bambini è gestito degli adulti con una programmazione degna di una agenda outlook.

In Italia le ricerche ISTAT [1] ci dimostrano come siano scarsi i luoghi di gioco per i bambini: meno di 2 bambini su 5 gioca nei giardini pubblici, solo 1 bambino su 4 nei cortili e circa 1 su 20 gioca in strade poco trafficate.

Come ci dicono Tonucci e Rissotto nel saggio “Perché abbiamo bisogno dei bambini – L’importanza dei bambini nella trasformazione delle città”, le trasformazioni delle nostre città provocano nei bambini un disagio molto grande, in quanto li costringono a passare la maggior parte del proprio tempo in luoghi chiusi. Non solo, “il bambino è escluso dalla città, la sua integrazione sociale si verifica solo in ambienti appositamente pensati per lui, con compagni che non sceglie e con adulti che hanno una precisa funzione di insegnamento e di controllo”. Da qui il secondo monito di Grey che nel suo saggio suggerisce a genitori e insegnanti di fare un passo indietro in modo che il tempo libero e il gioco dei bambini non siano esclusivamente gestiti e organizzati dagli adulti.

Psicologi e pedagogisti concordano nell’attribuire al gioco una funzione centrale per lo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale del bambino. Già nel 1932 la psicologa Melanie Kleine sosteneva che al gioco va riconosciuta la dignità di un vero e proprio lavoro. Lo stesso concetto che ritroviamo con Maria Montessori che in una delle sue affermazioni più note ribadiva che “Giocare è il lavoro dei bambini”.

Il gioco libero deve essere protagonista assoluto della vita del bambino perché gli permette di inventare e re-inventare le relazioni, fare esperienza di cose e di persone, sviluppando fantasia e capacità creativa. Quella creatività attraverso la quale il bambino esprime appieno il proprio potenziale e costruisce la propria personalità e dunque l’adulto e il cittadino che diverrà poi.

Va inoltre ricordato che il gioco è un diritto riconosciuto al bambino dall’art.31 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia nel 1991 con Legge 27 maggio 1991 n. 176. E’ pertanto una legge del nostro Stato a sancire che il gioco è anche un diritto di tutti i minorenni.

Le recenti ordinanze emanate da alcuni Comuni che vietano e/o limitano il gioco in parchi e piazze, oltre ad essere in contrasto quindi con diritti riconosciuti dalla legislazione internazionale, sono espressione di una cultura che non riconosce al bambino la piena cittadinanza e ne lede altri diritti fondamentali come la partecipazione alla vita sociale.

Affermare che limitando le aree di gioco pubbliche si favorisce la coesione sociale e la convivenza civile è un messaggio sbagliato e fuorviante. Al contrario è promuovendo iniziative virtuose che favoriscono la dimensione pubblica del gioco che si contrasta il disagio sociale, l’isolamento e l’esclusione di tutti i cittadini, piccoli e grandi.

Del resto come diceva Johan Huizinga riferendosi a tutti, bambini e adulti Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà. Ma non il gioco”.

[1]Atlante Infanzia a rischio 2016 – Save the Children

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